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E' un Luciano Spalletti nostalgico, quello che si racconta dalle colonne de "La Repubblica": "Roma? La mia città e un pezzo della mia vita. Penso che il mio lavoro sia stato riconosciuto. E’ stata una grande avventura, tante persone con cui ci siamo dati molto. Totti e De Rossi sono la continuità e l’eccellenza della romanità".
Il tecnico è però anche felice di essere approdato sulla panchina dello Zenit San Pietroburgo, un'esperienza che non vede l'ora di vivere: "Volevo da tempo un’esperienza all’estero. C’è l’opportunità, l’accetti e basta: l’interesse dello Zenit ha spostato le cose, non altro. Grande società, giovane, che vuol crescere". I russi, a differenza della Roma, hanno grosse disponibilità economiche: "Hanno disponibilità ma c’è un bilancio. Loro dicono, questo per le strutture, questo per il settore giovanile e questo per il mercato: e con quello si fa". L'ex allenatore giallorosso si è scoperto amante del calcio estero e in particolare di quello inglese: "Dopo la Roma sono stato molto all’estero, esperienze nuove e dirette, soprattutto a Londra. Il calcio estero e in particolare quello inglese mi ha colpito: disinnesca le tensioni".
Spalletti non è l'unico tecnico italiano ad aver scelto l'estero. Capello, Ancelotti, Zola e da ultimo Mancini ne sono gli esempi più eclatanti: "I tecnici italiani sono bravi e completi. E’ il nostro lavoro che in Italia va rivisto. Io vedo l’allenatore come selezionatore e manager, sarebbe più coerente: nel nostro Paese uno sceglie i giocatori e l’altro li allena".
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