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Assist di mano di Henry, gol di Gallas. Francia al Mondiale, Irlanda a casa. Quella consumata ieri a Parigi è solo l'ultima ingiustizia di un calcio snaturato, ridotto ormai a uno spettacolo più commerciale che sportivo. Un brutto spettacolo, che puzza. Che tradisce tutti i principi di lealtà, trasparenza, inclusione, partecipazione e giustizia che organizzazioni come il Cio, la Fifa e la Uefa promuovono.
Questa deriva dello sport ha un simbolo: sono i media. Incredibile come un televisore abbia portato il progresso in alcune discipline mentre per altre sia diventato non solo l'unico sostentamento economico, ma anche il metro di valutazione di chi è degno di stare nel palcoscenico internazionale. A mal pensare si sbaglia - si dice - ma talvolta ci si azzecca: che la Francia al Mondiale sia più allettante dell'Irlanda dal punto di vista del mercato pubblicitario?
Ancora più incredibile è l'assoluta mancanza di pudore della Fifa, che nella cronaca di Francia-Irlanda sul proprio sito ufficiale non menziona neanche l'episodio. Avrebbe potuto definirlo dubbio. Avrebbe potuto dire: "L'arbitro ha sbagliato, pazienza". Invece nulla. Come se la gente non abbia visto e debba apprendere del risultato dal sito della Fifa. Censura, pura e semplice. E che dire del sito della Uefa? Testualmente: "Una punizione raggiunge sul secondo palo Henry, in qualche modo l’attaccante mette in mezzo per il gol di testa di Gallas". In quale modo?
"Tutti hanno visto" ha detto Trapattoni con amarezza a fine partita. Vallo a spiegare poi a un tifoso irlandese che l'errore umano fa parte del gioco. Loro, sportivi nati, lo sanno già e sono abituati ad accettare in silenzio i verdetti del campo. Ma sono abituati anche a seguire le partite di rugby della loro nazionale e sanno che, a livello di trasparenza, quello è tutto un altro sport.
Il pubblico in Italia ne ha avuto un assaggio durante la partita a San Siro contro gli All Blacks. Le parole dell'arbitro, dotato di un radiomicrofono, si sentivano in televisione: parte integrante della telecronaca. E quando il direttore di gara ha avuto un dubbio su una meta neozelandese, con l'ausilio della tv ha preso la decisione giusta.
Il mondo del calcio, Platini in testa, ha decretato che le innovazioni tecnologiche farebbero più male che bene al calcio. Utilizzate così, vien da dire, già lo fanno. E poco consola l'ammissione postuma di Henry: "Non posso dire che non l'ho presa di mano".
Il minimo ora - non per risarcimento, ma per giustizia - è una lunga squalifica al giocatore del Barcellona. Serve un messaggio: la furbizia non paga (anche se in questo caso ha già pagato con la qualificazione). Sempre che la Fifa voglia almeno salvare la faccia e dare una minima dimostrazione che il valore della giustizia nello sport è solo in coma, ma non è morto.
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