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La coerenza evidentemente non è il pregio migliore di Raymond Domenech. Il commissario tecnico della Francia, dopo il pass per i Mondiali sudafricani ottenuto ieri sera a scapito dell'Irlanda di Trapattoni per effetto di un gol viziato dall'evidente mani di Thierry Henry, ha glissato sulle polemiche che ne sono scaturite, tenendosi stretta la sua qualificazione strappata per il rotto della cuffia: "L'obiettivo era centrare la qualificazione e ce l'abbiamo fatta dopo aver lottato per due anni. Voi giornalisti dite che ci sono state partite brutte e decisioni difficili. Sono affari vostri, è il vostro lavoro, non il mio. I giocatori hanno conquistato la qualificazione sul campo, hanno sofferto e ce l'hanno fatta. E io voglio festeggiare. Quando vai all'università, nessuno ti chiede se hai preso il diploma con lode. Hai il diploma e puoi iscriverti: bene, noi siamo iscritti".
Bene. Peccato che, non più di due mesi fa, Domenech abbia sollevato il dito del moralizzatore e lo abbia fatto ad alta voce, dal sito ufficiale della Fifa (era il 10 settembre): "Il fair play è il valore più importante da possedere. La vittoria non è l'unica cosa che conti alla fine del match" aveva sentenziato il tecnico, aggiungendo: "Il rispetto dovrebbe essere parte integrante del calcio, a tutti i livelli: rispetto per gli avversari, per i compagni, per l'arbitro, per i tifosi e per sé stessi. È essenziale, senza il fair play il risultato prenderebbe il sopravvento sul piacere del gioco. Sebbene la vittoria sia molto importante, il successo non è l'unica cosa che conti alla fine del match. La sensazione di aver condiviso una passione per 90 minuti è altrettanto importante".
Del resto, anche Trapattoni ieri sera si è sfogato in conferenza stampa, probabilmente, anzi sicuramente, senza sapere di questo cambio di rotta del collega transalpino: "Cosa parliamo sempre a fare di fair play...". Questione, anche, di stile.
Nel video, il gol di Gallas che ha regalato la qualificazione ai Blues
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