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Se non ci fosse stata Calciopoli, l'Inter non avrebbe mai vinto quattro scudetti di fila, mentre il titolo attribuito ai nerazzurri a tavolino, quello del 2005-06, se venisse restituito sarebbe "una mossa vincente". Lo ha detto alle Iene Gianfelice Facchetti (nella foto), figlio dell'ex gloria, nonché ex dirigente dell'Inter, Giacinto Facchetti, finito alla ribalta del processo penale su Calciopoli per via di alcune conversazioni telefoniche intercettate avute con l'ex designatore Bergamo e trascritte dalla difesa di Moggi: "Sarebbe un gesto molto eclatante - quello di rinunciare allo scudetto "di cartone" - ma che avrebbe il potere di far acquisire ancora più punti alla nostra storia. Anche restituendo lo scudetto ci sarà chi rivorrà indietro i suoi, ma secondo me sarebbe una mossa vincente".
Facchetti jr. ammette che c'erano sospetti su Calciopoli e che in famiglia se ne parlava: "Di alcuni episodi che si vedevano, di una serie di strane coincidenze, chiamiamole così. Io all'inizio facevo fatica a credere e poi sono felice di essere stato sbugiardato". Sottolinea poi che suo padre parlava sì con i designatori ma che lo "faceva diversamente da Moggi perché il contenuto delle telefonate era differente". Per Facchetti jr. non è condivisibile la strategia dei legali di Moggi, che punta a far apparire tutti colpevoli per creare confusione e far sì che a pagare non ci sia nessuno, e in particolare, a proposito di una delle telefonate più contestate, quella in cui il padre Giacinto avrebbe chiesto che ad arbitrare l'Inter ci fosse Collina: "La sostanza è assolutamente differente da quella asserita. Chiedere il miglior arbitro per giocare una partita mi sembra la richiesta di giocare una partita in condizioni di legalità nel campionato più taroccato nella storia del campionato italiano".
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