Luiz Felipe Scolari (Portogallo) – Brasiliano, di passaporto italiano (per discendenza) e ct del Portogallo dal 2002: Scolari, sessant'anni a novembre, è al secondo Europeo con i Lusitani. Nel 2004 giocava in casa, ma nonostante il calcio spumeggiante sopperì alla rivelazione Grecia. Al Mondiale del 2006 ha perso sia la semifinale con la Francia che la “finalina” con la Germania. In Austria-Svizzera farà l'ultimo tentativo, affidandosi alle magie del prossimo predestinato Pallone d'oro Cristiano Ronaldo: dopo, infatti, ha già annunciato che lascerà. In passato ha vinto un campionato del mondo (2002) con il Brasile. Scolari si affida quasi sempre al 4-2-3-1, con poche varianti (non di rado ricorre anche al 4-3-3). Il gioco sugli esterni è comunque basilare.
Karel Brückner (Repubblica Ceca) – In Repubblica Ceca è una specie di guru, ormai. Karel Brückner (69 anni a novembre) è sulla panchina della nazionale da sei anni, dieci se si calcola anche il periodo (felice) dell’Under 21. Sotto la sua gestione, la Repubblica Ceca si è fermata agli ottavi ad Euro ’04 (eliminata dalla Grecia, comunque sfoggiando un ottimo calcio), mentre nel mondiale tedesco non ha superato il girone (davanti a lei Italia e Ghana). Brückner riesce, con grande maestria, a creare un ottimo mix di vecchie leve e giovani talenti, schierando formazioni duttili e aggressive. Ha già annunciato che lascerà la panchina della nazionale dopo Euro2008.
Jakob Kuhn (Svizzera) – Jakob “Kobi” Kuhn (65 anni a ottobre) è il classico allenatore federale. Dopo un ottimo passato da centrocampista del Zurigo, ha speso la sua carriera in panchina sempre e solo per i colori rossocrociati. Dopo gli inizi con l’Under 21, Kuhn nel 2001 ha accettato di raccogliere i cocci di una nazionale maggiore in crisi. Particolarità: era dal 1989 che un tecnico svizzero non aveva in mano le redini della rappresentativa elvetica. “Kobi” ha raccolto la sfida, e ha riversato la sua fiducia sui giovani, svecchiando il gruppo storico. I fatti gli hanno dato ragione: centrata la doppia qualificazione al Mondiale del ’06 e a Euro ’08. Kuhn dovrebbe optare per l’abituale 4-2-3-1.
Fatih Terim (Turchia) – Una carriera affascinante e burrascosa, quella di Fatih Terim (55 anni a settembre). “L’imperatore” – soprannome riconosciuto per le sue doti di deciso condottiero – è tornato sulla panchina della nazionale turca nel 2005, dopo nove anni di alterne vicende fra Galatasaray (successi a ripetizione, anche a livello continentale: coppa Uefa nel 2000, poi il ritorno nel 2002) e Italia (promettente stagione a Firenze nel 2000-01, disastro al Milan un anno dopo). Il feeling con la nazionale inizia nel 1993, e culmina quando porta la Turchia a una storica qualificazione, quella a Euro ’96. Il “Terim II” alla guida della rappresentativa del Bosforo, ha finora portato a una qualificazione fallita (Mondiale ’06) e una centrata (Euro ’08). “L’imperatore” pratica un calcio offensivo, frizzante, talvolta persino imprudente. La base una difesa a 4, poi modulo variabile in base agli interpreti.

Gli allenatori del Girone A
Da sinistra: Karel Brückner, Fatih Terim, Felipe Scolari e Jakob Kuhn
Josef Hickersberger (Austria) – Dalla gloria al declino, per tornare in sella e guidare una delle due nazionali di casa a non deludere il pubblico. Hickersberger, 60 anni, non difetta in esperienza. Ha vissuto due mondiali: uno da giocatore (Argentina 78) e uno da allenatore (Italia 90). Buon rendimento e alcune vittorie storiche. Poi alla prima partita di qualificazioni per Euro 92 ha perso contro le isole Fær Øer, e ha lasciato, finendo ad allenare in Barhein. Nel 2002, tornato in patria, ha riportato al titolo il Rapid Vienna dopo 9 anni: fiducia riconquistata e dal 2006 l'incarico di tenere alto l'onore dell'Austria agli Europei di casa. Solidità difensiva e scarsa vena davanti: al di là del modulo (4-4-2) sono questi i due punti caratterizzanti del gioco austriaco.
Slaven Bilić (Croazia) – Una vita da difensore, prima all'Hajduk Spalato, poi in Germania (Karlsruhe) e Inghilterra (West Ham ed Everton), poi di nuovo in patria. Ora è chiamato a difendere i colori della Nazionale, dopo un'esperienza in panchina tutto sommato breve. Bilić, classe 1968 (l'11 settembre compirà quarant'anni), è il più giovane fra gli allenatori di Euro2008. Solo nel '98 ha giocato con la Croazia i Mondiali di Francia, qualificandosi terzo. Sei anni dopo, dal 2004 ha guidato l'Under 21. Dal 2006 è ct della nazionale maggiore, con ottimi risultati: nel suo girone di qualificazione (E) è arrivato primo. Bilić ha abbandonato il tradizionale 3-5-2 croato, e opta per un più moderno gioco sulle fasce (4-4-2 spesso, 4-3-3 per lo più come variante).
Joachim Löw (Germania) – Dopo aver vissuto all'ombra di Klinsmann, come secondo dal 2004, Löw, 48 anni, tre giorni dopo la chiusura del Mondiale di Germania gli è succeduto. E' stato lui a guidare i teutonici alla qualificazione per Euro2008. In modo brillante all'esordio, con 5 vittorie di fila. Alla fine si è piazzato secondo dietro la Repubblica Ceca. L'esperienza in panchina l'ha cominciata da allenatore-giocatore, con gli svizzeri del Frauenfeld. Poi ha guidato squadre tedesche, turche e austriache. Da buon tedesco, quadrato, è un fervente sostenitore del 4-4-2.
Leo Beenhakker (Polonia) – L’olandese Leo Beenhakker (66 anni ad agosto) si può dire sia nato in panchina. Una carriera infinita, ricca d’esperienze, e di successi. Quel che tocca, diventa oro: la Polonia è alla sua prima partecipazione a una fase finale dell’Europeo, al Mondiale ‘06 “Don Leo” ha guidato (dopo averla fatta qualificare) la nazionale di Trinidad&Tobago. Gli inizi del suo pluriennale giro del mondo sono in Olanda: qui assaggia il calcio minore, poi vince un titolo con l’Ajax (nell’80, bisserà nove anni dopo), e parte per la Spagna (soprattutto Real Madrid, tre titoli consecutivi). Torna in Olanda, all’Ajax e sulla panchina della nazionale (Italia ’90). Quindi, il peregrinare: panchine svizzere, turche, olandesi, messicane, saudite (la nazionale di Usa ’94). Beenhakker parte da una difesa a 4, per poi modellare la squadra in base alle esigenze.
Gli allenatori del Girone B
Da sinistra: Josef Hickersberger, Joachim Löw, Slaven Bilić e Leo Beenhakker
Raymond Domenech (Francia) – L’astrologo non brilla certo per simpatia. Raymond Domenech – 56 anni, appassionato di astrologia, che fa prepotentemente entrare nelle sue scelte di ct – prova l’assalto a una nuova finale, dopo quella persa ai rigori in Germania. Ad eccezione degli inizi al Lione, il suo nome è legato a doppio filo alla federcalcio transalpina, dal ’93. Dapprima responsabile dell’Under 21, nel ’04 prende il posto di Santini alla guida della nazionale. Le qualificazioni al mondiale tedesco sono scivolate via in sofferenza, la spedizione in Germania, però, è culminata con la finale. Allenatore dal carattere focoso e permaloso, Domenech si fida solo del suo istinto, e dell’oroscopo: pare che la reiterata, clamorosa, esclusione di Trezeguet sia imputabile a motivi zodiacali. Non risparmia punzecchiature all’Italia, e tatticamente preferisce il 4-4-2, che può anche diventare un 4-2-3-1.
Roberto Donadoni (Italia) – L’eredità pesa come un macigno, e questo Roberto Donadoni (45 anni a settembre) lo sa bene. Il ct azzurro ha raccolto la nazionale da Lippi, all’indomani del trionfo mondiale: inizio non facile, poi la squadra è decollata, al punto da ottenere il primo posto nel girone di qualificazione ad Euro2008 (davanti alla Francia). L’ex ala milanista ha saputo tenere compatto e affiatato il gruppo azzurro, comunque innestando nuovi elementi, recuperandone altri (e perdendone due per rinuncia: Totti e Nesta). Giocatore di grande qualità e palmares, ha un’esperienza da allenatore piuttosto ridotta: il suo nome è legato essenzialmente al Livorno, portato prima in B, poi in A, e qui imposto con ottimi risultati. Dal punto di vista tattico, Donadoni s’ispira al suo maestro Sacchi, ma non fa mancare solidità alla squadra. Opta per un 4-3-3, o per un 4-2-3-1.
Marco Van Basten (Olanda) – In principio un rischio, poi una scommessa, ora Marco Van Basten (44 anni a ottobre) inizia a essere una realtà. La panchina dell’Olanda, per lui, è stata la prima vera esperienza da tecnico di alto livello. Fra i centravanti più forti di sempre, precettato nel ‘04 dopo l’Europeo, ha sostituito Advocaat. Alle spalle, soltanto una stagione da allenatore dell’Ajax B. Il battesimo di fuoco al mondiale tedesco: secondo posto nel girone, sconfitta di misura agli ottavi per mano del Portogallo. Come nella migliore tradizione olandese, Van Basten predica un calcio offensivo, manovra veloce, esterni molto attivi, modulo 4-4-2 (alternativa il 4-2-3-1). Ma soprattutto, il tecnico ripone un’incrollabile fiducia nei giovani. Al punto che, spesso, ha dovuto fare i conti con qualche senatore escluso.
Viktor Piţurcă (Romania) – Una specie di vendetta, quella di Viktor Piţurcă, 52 anni. Si è ripreso l’Europeo, dopo che nel 2000 gli era sfuggito di mano: la Romania era nel tabellone della fase finale, ma Piţurcă fu esonerato a pochi mesi dall’inizio della competizione, a causa di dissidi con alcuni giocatori. Nel dicembre ’04 è tornato poi sulla panchina rumena, centrando due traguardi: la qualificazione al mondiale tedesco, e quella a Euro2008 (davanti all’Olanda, oltretutto). A livello di club, il suo destino è legato a quello della Steaua Bucarest: da giocatore ha vinto la Coppa dei campioni del 1986, da allenatore il campionato nel 2001. Crede fermamente nel calcio offensivo, utilizza due punte e altrettanti esterni d’attacco in mezzo al campo.

Gli allenatori del Girone C
Da sinistra: Roberto Donadoni, Viktor Piţurcă, Marco Van Basten e Raymond Domenech
Otto Rehhagel (Grecia) – Il trionfo a Euro ’04 di Otto Rehhagel è tutto in una quota degli allibratori: 100 a 1. Tanto era stimata la vittoria della Grecia nella competizione continentale. Facile dunque considerare quello del tecnico tedesco (70 anni ad agosto) un autentico miracolo, fatto di saggezza, tattica, carattere. L’esperienza sulla panchina ellenica inizia nel 2001, la marcia di avvicinamento a Euro ’04 è trionfale: già un indizio. Fallita la qualificazione al mondiale tedesco, Rehhagel ha mostrato di avere un particolare feeling con l’Europeo: qualificazioni per il 2008 di primo livello. Lo stratega tedesco è molto stimato anche in Germania: è stato lui l’artefice del Werder Brema da far tremare i polsi degli anni ’80-’90 (due campionati, due coppe nazionali, una Coppa delle coppe). Allenatore duttile, opta per una difesa solida, grande ritmo a centrocampo, gioco sulle fasce.
Guus Hiddink (Russia) – Un mago. Un giramondo. Un uomo da missioni impossibili. Si sprecano le definizioni sul conto di Guus Hiddink (olandese, 61 anni a novembre). Per descrivere la sua carriera, ci vorrebbe un romanzo. Tutto è iniziato col Psv (tre titoli nazionali, e la Coppa campioni ’88), poi un girovagare che l’ha portato pure sulle panchine della nazionale olandese, e del Real Madrid. Da qualche anno, sembra uno specialista chiamato al capezzale dei casi disperati. Un taumaturgo: ha portato la Corea del sud in semifinale al Mondiale ’02; il Psv in semifinale Champions ’05; nel ’06 ha fatto qualificare l’Australia al Mondiale, dove solo un rigore in pieno recupero agli ottavi l’ha eliminata. L’ultima “mission impossibile” quella russa: riportare la nazionale su un buon livello. Il primo passo, l’ottima qualificazione a Euro2008. La ricetta di Hiddink: aggressività, palla a terra, forti motivazioni.
Luis Aragonés (Spagna) – Ha l’etichetta di iracondo, Luis Aragonés (70 anni a luglio). Sulla panchina della Spagna dal 2004, ha condotto gli iberici a due qualificazioni: Mondiale tedesco (solo allo spareggio contro la Slovacchia) e, appunto, Euro2008. I suoi più grandi successi sono legati all’Atletico Madrid, allenato in tre diverse fasi. La più prolifica, quella degli anni ’90: doppietta campionato-coppa. Poi, un lungo giro di Spagna, non sempre fortunato: Barcellona, Siviglia, Valencia, Betis, Maiorca. Allenatore dal carattere difficile, e dalle dichiarazioni spesso pepate, ha iniettato più personalità nelle “Furie rosse”. Predilige il 4-5-1, con un centrocampo pronto a inserirsi, ma non disdegna un classico 4-4-2.
Lars Lagerbäck (Svezia) – Lars Lagerbäck (60 anni a luglio) finalmente cammina da solo. Sulla panchina della Svezia è dal ’97, ma solo da quattro anni è l’unico responsabile tecnico della nazionale vichinga. Prima infatti ha condiviso onori e oneri con Tommy Söderberg, inizialmente come suo vice, poi come parigrado. Un passato da allenatore di serie minori, Lagerbäck è legato praticamente da sempre (1990) alla federazione svedese (ha pure guidato la rappresentativa giovanile). In coppia o meno, il tecnico gialloblu può vantare se non un record, almeno una non trascurabile soddisfazione: con Euro2008, sono cinque i tornei internazionali a cui la Svezia prende parte consecutivamente. Lagerbäck sceglie un consolidato 4-4-2, gioco sulle fasce e squadra alta.

Gli allenatori del Girone D
Da sinistra: Luis Aragonés, Otto Rehhagel, Guus Hiddink e Lars Lagerbäck




