
L’Euro ’76 viene consacrato sotto il segno della Germania ovest, la trita-avversari da battere. Ha in carniere già Europeo e Mondiale, raccolti in due anni appena. E poi, ha un’ossatura che mette ancora i brividi. Non c’è più Gerd Muller, e nella fase finale spunterà a sorpresa un esordiente, il (quasi) omonimo Dieter Müller (cannoniere dell’edizione, 4 reti). Nel Mondiale del ’74 è sbocciato intanto un mazzo di tulipani, bello e (quasi) vincente: l’Olanda del calcio totale, la macchina perfetta di Cruijff e Neeskens, l’Arancia meccanica che rivoluziona il mondo del pallone. La formula della competizione è invariata: 8 gironi, 32 nazionali, andata e ritorno, biglietto per i quarti solo per le prime. Cadono Inghilterra e Portogallo, messe in riga da una frizzante Cecoslovacchia, passano le altre big. L’Italia è nel gruppo dell’Olanda, e gli azzurri ne escono con le ossa rotte. È un’Italia che ha voltato pagina, acerba e spaesata. Nei quarti, la sorprendente Cecoslovacchia fa sul serio, e strapazza l’Urss; la Jugoslavia soffre col Galles; la Germania ovest mette il bavaglio alla Spagna; e l’Olanda passeggia sul Belgio.
La fase finale (16-20 luglio 1976) è fra Zagabria e Belgrado. Le semifinali sono appetitose: l’abbagliante Olanda contro la costante Cecoslovacchia; i campioni tedeschi contro i padroni di casa slavi. Partite divertenti, la finale sembra annunciata. E invece. La Cecoslovacchia firma l’impresa: 1-1 di battaglia (pioggia e campo allentato) contro gli olandesi, ai supplementari due gol consegnano il sogno. Dall’altra parte pronostico rispettato, ma in modo rocambolesco: Jugoslavia avanti di due gol in 30 minuti, la Germania nel secondo tempo sfodera esperienza e carattere e realizza la rimonta (2-4, tripletta del giovane Dieter Müller). Malinconico terzo posto per l’Olanda (3-2 ai supplementari). La finale, quindi: la Cecoslovacchia mette spalle al muro i tedeschi, 2-0 dopo 25 minuti. Poi, la solita reazione: la tempra teutonica porta al gol di Muller, il forcing finale al pareggio. I supplementari dicono poco, tocca ai rigori: Hoeness fallisce, Panenka ha sui piedi il penalty decisivo. Segna. E lo fa con un pallonetto: è nato “il cucchiaio”. Trionfa la sorpresa Cecoslovacchia: estro e rigore tattico, individualità e gruppo.

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