
È l’anno della rivoluzione radicale. La formula della competizione viene restaurata: nazione ospitante decisa con largo anticipo e qualificata d’ufficio, nove gironi di qualificazione (tre da cinque squadre, gli altri da quattro), lasciapassare solo per le prime, fase finale ramificata in due gironi da quattro, le prime poi disputano la finalissima, le seconde la finalina per il terzo posto. Qualificazioni senza squilli, fa clamore solo l’eliminazione dell’Urss per mano della Grecia.
La fase finale (11-22 giugno 1980) accende i riflettori su Roma, Milano, Napoli, Torino. Il girone A raccoglie i campioni uscenti della Cecoslovacchia (rosa rivoluzionata, pochi superstiti), la Germania ovest (altra finalista del ’76, sposata la linea verde), l’Olanda (poche stelle, niente clan, organico solido e unito), l’outsider Grecia. Nel gruppo B svettano l’Inghilterra (un solo nome: Kevin Keegan) e l’Italia (Bearzot in panchina, negli occhi l’esaltante mondiale argentino, Rossi e Giordano appiedati dal calcio-scommesse, e un attacco da reinventare), affiancate da un’anonima Spagna e un enigmatico Belgio (mix di veterani e giovani: in porta il forte Pfaff). Il gruppo A è dominato dai tedeschi, l’orchestra è diretta dal giovane e sublime Bernd Schuster; il secondo posto è acciuffato dalla Cecoslovacchia, solo grazie alla differenza reti prevale sull’Olanda. Nel gruppo B vige l’equilibrio e dominano i pareggi, ne approfitta in silenzio il Belgio, che mette nel sacco Italia e Inghilterra. L’Italia s’aggiudica lo scontro con gli inglesi (Tardelli protagonista: mette la museruola a Keegan e segna il gol decisivo) e acchiappa la finalina con l’amaro in bocca (nemmeno un gol subito).
Al cospetto della Cecoslovacchia, però, rigori fatali per gli azzurri: 1-1, penalty a oltranza, ne occorrono nove, fatale l’errore di Collovati. In finale il Belgio vuol continuare a sognare: un buon collettivo, in cui spiccano il vecchio regista (Van Moer) e l’attaccante emergente (Ceulemans). La Germania non si discosta troppo come concezione, ma l’anagrafe è invertita: giovane la mente (Schuster, ispiratore dei due gol: è il suo Europeo, unica soddisfazione con la nazionale), d’esperienza il braccio (Hrubesch). E la doppietta di quest’ultimo (2-1) regala la coppa alla Germania. Tedesco anche il cannoniere della fase finale: Allofs, 3 gol.

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