Un nome che, oggi, è inciso sulla coppa dei campioni d’Europa. Un nome che, agli albori, si è legato indissolubilmente alle sorti della competizione. Lui, Henry Delaunay, è il padre nobile del Campionato europeo per nazioni.
L’ideatore, senza mezzi termini, né troppi giri di parole. Francese, classe 1883, primo segretario generale della Federcalcio francese, membro Fifa, infine segretario generale Uefa. L’apripista ai vertici dell’organismo europeo, nel 1954.
L’intuizione brilla nel genio di Delaunay già al tramonto degli anni ’20: soppiantare la vecchia “Coppa Europa” (una sorta di ristretta cerchia elitaria) con una competizione di effettivo respiro continentale. Primi anni ’50, il fertile terreno Uefa fa germogliare lo spunto di Delaunay: la “Coppa Europa” (dedicata esclusivamente a Italia, Cecoslovacchia, Ungheria, Svizzera, Austria) va in soffitta, dal terreno seminato dal dirigente francese sboccia un vero e proprio Campionato europeo, aperto a tutte le nazionali. Una toppa che va a coprire la falla: l’Europa è fra gli ultimi due continenti a dotarsi di una propria competizione per rappresentative nazionali, seconda solo all’Oceania (la relativa coppa nasce nel 1973).
Henry Delaunay muore nel 1955. Il primo vagito ufficiale del Campionato europeo è datato 1958: fra non pochi travagli e scetticismi, c’è lo start alle qualificazioni. A cui partecipa circa metà del lotto di nazionali. Il sorteggio del ’58, per giunta, scivolò nel silenzio, svoltosi durante i mondiali di Svezia. La fase finale – a quattro squadre – due anni più tardi (1960), in Francia. La scintilla, però, è scoccata. E la coppa – già da quella prima, pioneristica, edizione – ha un nome ben scolpito sul frontespizio panciuto. Quello di Henry Delaunay.
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