L'obiettivo? Diventare la capitale dello sport mondiale. Strano? Assolutamente no. Perché se è vero che Dubai è il secondo Emirato per numero di abitanti (la popolazione è stata stimata, nel 2006, in 1.370.714 persone), è altrettanto vero che si distingue dagli altri Emirati per il semplice fatto che il 10% del PIL (Prodotto Interno Lordo) deriva da entrate collegate in qualche maniera all'industria petrolifera, principale ricchezza dei Paesi del Golfo Persico.
Il denaro, dunque, gira. E gli sceicchi sorridono. Ma negli ultimi anni gira un po' tutto a Dubay City, così come viene definita Madīnat Dubay nella moda anglo-sassone. Il turismo è in costante ascesa. Oggi, infatti, Dubai è una delle più ambite mete vacanziere internazionali, oltre a rappresentare un importante centro di commerci marittimi, che si è posta l'obiettivo ambizioso di attirare aziende attive nell'Information technology e nella finanza con la costruzione del Dubai International Financial Centre (DIFC).
Insomma, Dubai cresce. E attorno alla sua evoluzione, si sviluppano una serie di attività correlate che ne testimoniano il successo. Eccoci dunque a parlare di sport, una frontiera che fino a qualche anno fa non era per nulla considerata in un Paese a trazione economica. Ma adesso qualcosa è cambiato. Decisamente cambiato. E se oggi parliamo di economia, infatti, dobbiamo anche inglobare nel discorso ogni sua sfaccettatura. Orientamento al mercato. Dunque marketing. E (perché no?) sport. Perché oggi lo sport è un'industria. Che si lega al marketing, ai diritti televisivi, merchandising, all'impiantistica, al catering, all'immagine e all'identità di un Paese. Una fonte di denaro.
A Dubai, dove ogni fonte di ricchezza serve a consolidare l'economia dell'Emirato, hanno considerato anche questo. Tennis, atletica, Formula Uno, ippica, golf, vela, calcio. Soprattutto calcio. Gli sceicchi hanno studiato il modo per investire facendo leva su uno dei punti più deboli del Paese dal punto di vista della tradizione. Gli Emirati Arabi Uniti certo difettano in quanto a tradizione in fatto di calcio, ma sanno che comunicazione e marketing possono in breve tempo creare e soddisfare bisogni, intertecettare desideri, determinare nuove culture e passioni anche in fatto di sport. Gli sceicchi, quindi, non hanno badato a spese. Dubai importa eventi di alto livello, pagandoli a peso d' oro.
I primi ad essere affascinati dalla pesante moneta araba sono stati Milan e Inter, che dopo il capodanno 2007 trascorso tra Malta e Qatar, hanno scelto entrambe Dubai come sede del ritiro. Pochi giorni, ovviamente superpagati. Quanti bastano per dare una visibilità internazionale in grado di contribuire alla crescita di un'immagine che si riverbera sul turismo e, quindi, sull'economia locale. Lo sport esprime un'identità che ha un fascino internazionale ed il satellite è in grado di mostrare gli allenamenti dei team prestigiosi in tempo reale e in tutto il pianeta.
Anni fa, fu varato un progetto che prevede uno stanziamento di due miliardi di dollari, per fare di Dubai un centro dello sport di eccellenza. Una pianificazione, dunque, che parte da lontano. Se restiamo al calcio, infatti, è attiva la prima scuola del Manchester United al di fuori del Regno Unito. E poi sono state inaugurate scuole di golf, tennis e cricket. È nato uno stadio da sessantamila posti per calcio (nella foto, fonte flickr.com), rugby e atletica. Un impianto da venticinquemila posti per il cricket. Un ippodromo di lusso dove si corre la Dubai World Cup, l'evento sportivo più ricco del mondo con sei milioni di premio finale. E poi un'arena da diecimila posti per l'hockey. Oltre al fiore all' occhiello, quello Dubailand Skydome al coperto con seimila tonnellate di neve, nel quale il presidente della Federsci mondiale, Gianfranco Kasper, pensa di portare un giorno "uno slalom parallelo come esibizione".
Ma estendendo il raggio d'azione, a Dubai gente come Roger Federer, Michael Schumacher, Michael Owen, David Beckham, Zlatan Ibrahimovic, e campioni dello sport mondiale, oltre ad esibirsi frequentemente nell'emirato per "lavoro", vanno anche in vacanza. Dubai, sport e turismo: una formula vincente. Una formula che sta consentendo la crescita vertiginosa non solo di un'economia che nasce ricca grazie al petrolio, ma che ha la capacità di investire in settori strategici per l'integrazione e l'inserimento negli itinerari dei tour operator e dei viaggiatori internazionali. E non è di secondo piano il ruolo che giocano marchi made in Italy. Loro lo hanno capito.
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