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La Spagna è un ciclone
e doma la Russia: 3-0

Gli uomini di Aragones dominano e volano in finale. I gol nel secondo tempo di Xavi, Guiza, Silva


A Vienna c’è l’incoronazione. La Spagna non si specchia, non si sgonfia, non si arresta a un passo dal traguardo. Gioca, incanta, è compatta, dannatamente bella. Segna tre volte. Vince e vola in finale. La Russia, carnefice dell’Olanda, si smonta come un giocattolo vecchio al cospetto di una squadra quasi perfetta. A Vienna così la seconda semifinale non ha storia: 3-0 delle furie rosse senza se e senza ma. Il match, nonostante la pioggia torrenziale, è un imbarazzante dominio spagnolo, sebbene il primo tempo sia equilibrato. La Spagna ha tirato verso la porta oltre 20 volte (dato da togliere il fiato), e soprattutto ha messo in vetrina una manovra di rara bellezza ed efficacia. Un mix letale. La Russia è apparsa contratta, minuscola. Irriconoscibile. Senza quella verve ormai proverbiale. Forse colpa in buona misura di una forma fisica fatalmente calata. Fabregas migliore in campo: difficile scegliere dallo stupendo album di figurine di Aragones, però il regista è stato sublime e concreto. Dire che il successo spagnolo è netto, è dir poco. Gli iberici raggiungono la Germania in finale, e per loro sarà la terza volta nella storia degli Europei. Chapeau alla Spagna.

Primo tempo
Hiddink come al solito con Pavlyuchenko punta unica, sostenuto da trequartisti aggressivi come Arshavin e Saenko. Aragones replica con un centrocampo fitto di ottimi palleggiatori, e Senna fa da collante tra i reparti. In avanti, conferma per la coppia Torres-Villa. Al 2' è la Russia con Pavlychenko a provare lo sprint: sponda per l’attacco da destra di Semshov, fermato dalla difesa spagnola. Al 7' Villa per Torres, El Nino si gira, fa partire un tiro di destro, ma Akinfeev respinge. All'11 è ancora la Spagna a rendersi pericolosa con una gran botta di Villa, ma Akinfeev si supera ancora. A Vienna piove a dirotto e l'equilibrio dei giocatori ne risente. Al 16' la Russia comincia a macinare gioco , Pavlyuchenko prova a partire dalla distanza concludendo con un tiro potente ma la palla termina di poco sopra sulla traversa. Quattro minuti più tardi è Arshavin a rendersi pericoloso, ma ancora una volta la difesa spagnola è riuscita a contenere il giovane talento russo. Al 26’ gran palla di Xavi per Iniesta, che controlla bene ed entra in area, ma liscia goffamente il pallone al momento del tiro. Alla mezz'ora strepitosa conclusione a giro di Pavlyuchenko. Al 35' Aragones è costretto a richiamare Villa in panchina, al suo posto Fabregas. Al 39' si rivede la Spagna con una gran giocata di Torres: aggancio volante in area, dribbling e tiro bloccato da Akinfeev. Buon equilibrio, Spagna più brillante, Russia con le gambe vagamente bloccate.

Secondo tempo
Pochi minuti, e il sogno russo dà subito l’impressione di sgonfiarsi. La condizione fisica non è la stessa sfoggiata contro l’Olanda. La Spagna, da par suo, tesse la tela di passaggi fitti. Salvo poi accelerare, quando opportuno. E l’occasione propizia arriva al 5’: Xavi cuce dal centrosinistra, cede palla a Iniesta, che senza troppa difficoltà sprinta e s’incunea in area. Il passaggio verso il centro è proprio per Xavi che – dal cuore dell’area e in spaccata – mette alle spalle di Akinfeev. La Russia prova a rialzarsi, si riversa in avanti, ma non è la stessa. Il match allora scende liscio come olio lungo un crinale favorevole alla Spagna: gli uomini di Aragones sciorinano azioni in scioltezza, la Russia si allunga e si disunisce. Ci prova Torres almeno due volte, Fabregas detta legge sulla trequarti. Gli spazi si fanno davvero invitanti. Aragones spariglia le carte in tavola: fuori Torres e Xavi. La Russia scompare, Arshavin è un fantasma. Stanchezza a fiumi. Le occasioni fioccano per le furie rosse, e al 28’ il raddoppio è quasi naturale: Fabregas inventa di prima, e mette la palla sulla corsa di Dani Guiza (subentrato a Torres) con delizioso pallonetto. Per il pichichi della Liga è un gioco da ragazzi infilzare il portiere russo. La Spagna vola, il campo per loro è di velluto. La reazione dei russi è assente o impalpabile. E il fraseggio corto fa girar la testa. Come al 37’: Fabregas è l’apriscatole dalla destra, Silva la saetta che piomba in area, raccoglie il passaggio del centrocampista e fa tris. Il resto sono briciole di un trionfo figlio di una superiorità imbarazzante.

Russia (4-3-2-1): Akinfeev - Anyukov, Ignashevich, V.Berezutski, Zhirkov - Semshov (11' 2t, Bilyaltedinov), Semak, Zyryanov - Saenko (12' 2t, Sychev), Arshavin - Pavlyuchenko.
All. Hiddink 

Spagna (4-4-2): Casillas - Sergio Ramos, Puyol, Marchena, Capdevila - Iniesta, Senna, Xavi (24' 2t, Xabi Alonso), Silva - Torres (24' 2t, Dani Guiza), Villa (35' pt Fabregas).
All. Aragones

Reti: Xavi (5' 2t), Dani Guiza (28' 2t), Silva (37' 2t)

Ammoniti: Zhirkov (12' 2t), Bilyaltedinov (15' 2t)

Arbitro: De Bleeckere (Belgio)

 

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