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E' finito il nostro carnevale

Il romanzo della nostalgia per il secolo breve, il secolo del calcio


Titolo

 E' finito il nostro carnevale

Autore  Fabio Stassi
Editore  Minimum Fax
Sito Editore www.minimumfax.com
Pagine  244
Prezzo  € 12,50

"... Rivera raccolse un passaggio e quasi dal dischetto toccò di piatto, preciso, con la calma di un dio olimpico spiazzando il portiere tedesco:
Italia 4 - Germania Ovest 3
"


E' un romanzo della nostalgia. Nostalgia per un calcio che non c'è più, per giocatori dei quali resta vivo e indelebile il ricordo, nostalgia per un mondo che lentamente è scomparso, che è cambiato insieme allo sport più amato. Nostalgia del secolo breve, del secolo del calcio.
Tutto questo e tanto altro ancora è la bellissima storia raccontata da Fabio Stassi. L'intensa vita di un uomo che ha attraversato buona parte del Novecento con un'idea fissa: regalare al mondo (rubandolo o vincendolo, non importa) il simbolo di tutte le speranze perdute: la Victoire aux aile d'or, in Sudamerica chiamata la Diosa de la Victoria ma da tutti noi conosciuta come la Coppa Rimet. Il perché di questa scelta non può che essere l'amore per la modella (una caliente spagnola di nome Consuelo) scelta dall'orafo per creare il trofeo. Un amore, appunto, inseguito e mai raggiunto per tutta la vita.
L'avventura inizia a Parigi alla fine degli Anni Venti, alla vigilia dei primi Campionati del Mondo di calcio (saranno nel '30 in Uruguay), e termina il 31 dicembre 1999 alla Base Amundsen-Scott in Antartide. Cioè alla fine del mondo.
Rigoberto Aguyar Montiel - sono solo alcuni dei 14 nomi del protagonista - è uno strano personaggio: parla e scrive (spesso fa il giornalista) otto lingue, è un misto di razze e di caratteri che ha la capacità di comparire sempre dove il calcio mondiale si da appuntamento per celebrare il rito più solenne. E quindi nel 1930 è in Uruguay per la prima edizione poi è nell'Europa (Italia e Francia) che si prepara alla tragedia del nazismo e della Seconda Guerra mondiale e che in Spagna vive la follia della guerra civile. Dopo gli anni del conflitto decide di emigrare in Brasile (l'unico luogo dove si sente a casa). Ed è qui, nella povertà assoluta e assolata delle contrade impolverate, che ha l'idea: aprire una scuola calcio per vincere la Diosa con la Nazionale brasiliana. Ed è così, grazie alle intuizioni, la fortuna e la competenza di Aguyar, che nasce la leggendaria nazionale che in vent'anni porta per sempre a casa la Coppa Rimet. “Quella era una squadra inventata, e dite pure da uno scrittore fallito. La squadra più incredibile che abbia mai giocato a pallone, con quei tre che suonavano come un verso di Palazzeschi: Didì, Vavà, Pelé”.
Gli anni sudamericani, al di là del pallone, sono quelli delle Rivoluzioni e poi delle dittature e della tragedia americana in Vietnam: ancora speranze e tragedie, sogni e bruschi risvegli. Fino al 1970, in Messico: il Mondiale perfetto. Perché la Coppa sarebbe definitivamente stata assegnata: Italia o Brasile. Sappiamo come andò a finire. Ciò che non sappiamo è chi, come e perché un notte del 1983 a Rio de Janeiro rubò la Diosa. Rigoberto Aguyar Monteil racconta tutto: mette così la parola fine al secolo che è rotolato sulla nostra Storia come il pallone del 4-3 di Rivera alla Germania Ovest o che è corso in quel corridoio di farfalle creato sulla fascia destra da Garrincha.

 

 


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