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Ibra! La biografia

Storia di un campione sfrontato, refrattario all'amore dei tifosi e affetto da "mal di pancia"


Titolo

 Ibra! La biografia

Autore  Antonio Dipollina
Editore  Baldini Castoldi Dalai
Sito Editore  http://bcdeditore.it/
Pagine  211
Prezzo  € 17,00

"Sfrontato, sicuro di sé fino al limite estremo, chiuso e refrattario
alle regole comuni del campione amico della gente e dei tifosi"


Il perché di un libro, una biografia dedicata a Zlatan Ibrahimovic, è tutto in una frase di Antonio Dipollina - l'autore - inserita nella seconda di copertina: “O lo si ama, o si invidia chi lo ama”. Ma veniamo ai contenuti.
Ne è passato di tempo da quando un genietto tecnico delle giovanili dell’Ajax, tal Co Adriaanse, parlava con una certa riluttanza dei giocatori con la stazza di Ibra. Quelli come lui - a suo parere - sarebbero afflitti da un problema fin troppo evidente, “l’eccessiva distanza tra il cervello e i piedi”. Un dato che, storicamente parlando, non è mai stato il tratto distintivo dei grandi campioni. D'altronde questa battuta rappresenta anche una verità così evidente agli occhi di tutti: “Pelé era alto 1 metro e 73 - scriveva Mario Sconcerti in un editoriale de Il Corriere della Sera alla vigilia di un recente Valencia-Inter in Champions League -, Maradona 1 metro e 69 e tendeva al grassoccio -. Ibrahimovic, invece, è la sintesi di tutto (o quasi), un numero 10 con fisico e spunto da grande centravanti”. Forse Sconcerti si aspettava di più da quel gigante svedese, che invece fu testimone dell’ennesima cocente eliminazione della squadra nerazzurra dalla più importante rassegna sportiva continentale.
Ibra e l’Inter. Un amore sbocciato alla prima occasione. Come un colpo di fulmine. Dopo aver vinto due scudetti con la maglia della Juventus, di cui uno revocato ed uno assegnato a tavolino proprio ai nerazzurri. Era l’epoca triste di Calciopoli, della retrocessione in Serie B della squadra bianconera. Un episodio che ha condizionato inevitabilmente il futuro di Ibra. La molla che l’ha spinto verso l’Inter, e alla conquista di altri tre campionati. In tutto sono sei, fa notare Antonio Dipollina nella biografia del campione svedese, “Ibra!” , se consideriamo anche lo scudetto vinto con l’Ajax, in Olanda, prima del suo arrivo in Italia. Correva l’anno 2004, e quel gigante di 1 metro e 92 col 47 di piede si era congedato dai Lancieri incantando il pubblico con giocate di gran classe.
Ma facciamo un passo indietro ed uno in avanti. Nato a Malmö e cresciuto a Rosengård, in Svezia, Ibra all’Inter ha ritrovato l’ambiente che aveva lasciato in Svezia negli anni Ottanta. Tanti amici, tutti diversi. Rosengård, infatti, era probabilmente il peggior quartiere di tutta la Svezia. Un posto malfamato, dove trovavano asilo immigrati provenienti da ogni parte d’Europa e delinquenti molto pericolosi. Il piccolo Ibra cresce qui, frequenta neri, orientali, musulmani, studia poco e comincia a dar calci ad un pallone. Si fa notare in una partita coi dilettanti della squadra locale, entrando nella ripresa sul 4-0 in favore degli avversari e ribaltando il risultato con otto gol. Quella partita finisce 8-5 e diventa anche il più bel film della sua vita. Il trampolino di lancio verso il successo.
Più di tutte le curiosità che Antonio Dipollina racconta nella biografia del fuoriclasse interista, passando dal tacco contro l’Italia all’Europeo del 2004 fino alla doppietta realizzata col Parma nel giorno del 16° scudetto, dal rapporto con Mancini a quello con lo “Special One”, dalla giovinezza alla maturità, il capitolo più attuale dell’intera opera è certamente quello intitolato “Mal di pancia”. Perché si parla dell’insoddisfazione latente dell’attaccante svedese, quella che spesso e volentieri gli porta in mente idee strane. Idee di divorzio. Le stesse che lo hanno fatto separare dall’Ajax prima e dalla Juventus poi. Le stesse che Moratti, oggi, sta cercando di fargli dimenticare. Mentre dalla Spagna le sirene del Barcellona continuano a tentarlo. E lui strizza l’occhio ai catalani. Perché a Ibra non basta vincere gli scudetti. Dopo il titolo di capocannoniere, adesso punta alla Champions League, e perché no, anche al Pallone d’oro. Zlatan in bosniaco significa proprio “d’oro”: sarà mica un segno del destino? Ibra! Che storia entusiasmante. Da leggere tutta d'un fiato...

 

 

 


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