| Titolo |
Coppi&Bartali |
| Autore | Gian Paolo Ormezzano |
| Editore | San Paolo |
| Sito Editore | www.edizionisanpaolo.it |
| Pagine | 164 |
| Prezzo | € 14 |
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"I due si dividevano tutta una splendida e vasta Italia |
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Gian Paolo Ormezzano, nel libro “Coppi&Bartali” con l’aiuto degli “eredi” Marina Coppi e Andrea Bartali, ha ricostruito una fra le storie sportive più appassionanti d’Italia, il duello fra i due ciclisti Fausto Coppi e Gino Bartali. Una storia che ha i contorni del mito e come tutti i miti… non sempre rispondono al vero.
Ormezzano ci ha raccontato, infatti, che la grande rivalità fra i due campioni del pedale, il duello dei duelli, il padre di tutti i duelli dello sport non c’è mai stato, se non nel circoscritto ambito delle deu ruote. Le due leggende del ciclismo italiano, infatti, lontani dalle biciclette erano amici e si stimavano.
Coppi e Bartali, incarnando le passioni e le ideologie di due diverse Italie, hanno finito per incarnarne lo scontro e la contrapposizione. E così il “laico” Fausto Coppi divenne l’eroe di quell’Italia progressista che sognava rivoluzioni operaie, mentre il cattolico Gino Bartali divenne l’emblema di quel Bel Paese democristiano e conservatore, più legato alla tradizione.
C’era una tifoseria che voleva vivere una rivalità e ci fu una stampa che ha cercato di ingigantirla, inventandosi “fuori dal campo” una contrapposizione che non era avvenuta e non avverrà mai. Alcune forzature oggi ci appaiono anche comiche. Siccome in quegli anni il calcio italiano era dominato dal Grande Torino, a cui si opponeva la Juventus, ecco che il sanguigno Bartali era in quota granata, mentre il calmo e taciturno – e perciò signorile - Coppi era descritto come un grande appassionato bianconero. In realtà, ci ha spiegato Ormezzano, Coppi non solo era un grande tifoso del Torino, ma condivideva anche una profonda amicizia con il capitano granata Valentino Mazzola, mentre Bartali un grande appassionato del pallone non lo fu mai.
Un libro da leggere tutto d’un fiato, che ripercorre una storia d’altri tempi, in cui lo sport era “genuino” e genuini i suoi campioni, tant’è che, appunto, la rivalità fuori dall’ambito sportivo doveva essere ancora inventata.![]()
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