| Titolo |
Il libro della gloria |
| Autore | Lloyd Jones |
| Traduttore | Andrea Sirotti |
| Editore | Einaudi |
| Sito Editore | www.einaudi.it |
| Pagine | 210 |
| Prezzo | € 13,50 |
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"Cominciammo a librarci nell'aria e ad acquisire una fluidità che divenne ormai una seconda natura" |
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Sono ricordati come The Originals, Gli Originali: hanno dato vita alla leggenda che, diventata realtà, prosegue ai giorni nostri. Parliamo degli All Blacks, la Nazionale di rugby della Nuova Zelanda. Protagonisti de "Il libro della Gloria" di Lloyd Jones (tradotto per Einaudi da Andrea Sirotti), sono ventisette ragazzi (il manager e il coach compresi) che, fatte le valigie nell’agosto 1905, partirono per la Gran Bretagna (e poi andarono in Francia e negli Stati Uniti) per una tournee di poco più di sei mesi: disputarono trentacinque partite contro squadre locali di rugby e le Nazionali di Inghilterra, Irlanda, Scozia, Galles e Francia; misero a segno ottocentotrenta punti, ne subirono trentanove, e persero solo una volta, contro i Dragoni gallesi.
Non erano giocatori professionisti, ma minatori, impiegati, agricoltori, fabbri e calzolai: in Europa portarono il loro gioco, nuovo, innovatore, e si fecero amare come stelle. La loro storia, Jones ce la racconta come un romanzo in prima persona plurale, come se i protagonisti di questa avventura sportiva ce lo stessero ricordando davanti a una tazza di tè. E, tra visita a città, l’amore dei tifosi e le vittorie di cui non erano mai sazi, scandite dalla danzahaka, fanno capolino anche strani versi di poesia che sembrano voler cristallizzare quei momenti. A fare da base al racconto verosimile delle peregrinazioni dei ventisetti, ci sono le cronache locali dell’epoca e i documenti ufficiali.
A testimonianza del loro successo in Europa, ci sono la conta delle righe che la stampa inglese dedicava a loro, dopo ogni partita. Più della rivolta operaia di Odessa, più del terremoti in Calabria e degli esiti della guerra russo-giapponese. Ma meno dei resoconti di alcuni convegni scientifici... Grande attenzione è riservata all’aspetto emotivo della vicenda, con gli All Blacks, gente comune, che considerati più importante di un capo di Stato. Tutto affascinante per i protagonisti, finché la nostaglia di casa, della famiglia, degli amori lasciati in Nuova Zelanda, si fa troppo forte per resisterle.
Jones ha scritto un libro particolare, che rievoca momenti di un mondo sportivo dimenticato, dove sport significa fare squadra, essere quindici che diventano uno. Dove un infortunato può essere sostituito da un compagno-amico che gioca in un ruolo opposto, e così, può imparare qualcosa di nuovo. Dove un ambiente ostile (gli scozzesi che non lasciano l’ovale al vincente, o non curano il campo di gioco) e i favori arbitrali alle squadre avversaria (vedi la sconfitta col Galles, il momento più gustoso della vicenda) non diventano scuse per risse e recriminazioni. Dove lo sport resta un gioco dove migliorarsi e imparare, e lo sportivo, prima di essere qualcuno che insegue una palla, è un uomo.
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