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sito ufficiale: www.tokyo2016.or.jp/en/ |
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Popolosa, tecnologica, evoluta, produttiva. E poi, semplicemente, orientale. Perché Tokyo, alla lettera, vuol dire “capitale orientale”, in quanto più a est di Kyoto, precedente capitale imperiale. Tokyo è incastonata nella regione del Kanto, sull’isola di Honshu. Popolazione superiore ai 12 milioni per quella macchia d’olio che è l'intera prefettura, il 10% della popolazione giapponese. Numeri da vertigine, numeri che fanno della capitale giapponese la città più popolosa al mondo. All’occhiello brilla il fiore del trasporto pubblico: altamente sviluppato, e dotato delle migliori linee ferroviarie e metropolitane.
Sventrata dai terremoti, rasa al suolo dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, Tokyo ha sempre saputo rialzarsi. In fretta, e con silenziosa laboriosità. Dopo il conflitto mondiale venne ricostruita con un sistema ferroviario e metropolitano eccellente, sfoggiato agli occhi del mondo durante le Olimpiadi del 1964. Negli anni settanta il nuovo sviluppo edilizio, negli ottanta il prezzo alle stelle delle proprietà terriere, e quindi - nel decennio successivo - la bolla economica che scoppia e i fallimenti a catena di banche e imprenditori.
Tokyo, da un punto di vista strutturale, non ha piazze, che sono un antico retaggio della pòlis occidentale. È più che altro un puzzle di villaggi, piccoli nuclei urbani che hanno il loro fulcro nelle singole stazioni ferroviarie. Sono proprio le stazioni il cuore della città, un enorme reticolo disegnato da binari. Tanti i musei. Su tutti: il Museo nazionale, specializzato in arte giapponese tradizionale, il Museo di arte occidentale, il Museo nazionale di arte moderna.
Nel 2006, il Comitato olimpico giapponese ha scelto Tokyo come candidata per le Olimpiadi del 2016. La proposta è supportata dalla Weber Shandwick Worldwide, società di pubbliche relazioni già vincitrice di quattro corse olimpiche. La leva con cui forzare la candidatura, manco a dirlo, è quella dei trasporti. Un vanto con cui si fa scudo lo stesso comitato organizzatore. Si legge sul sito: “Le avanzate e sviluppate infrastrutture di trasporto e l’uso di impianti-chiave costruiti in occasione dei Giochi Olimpici di Tokyo del 1964, saranno alcune delle caratteristiche distintive”. Tutti gli impianti per le competizioni, eccetto quelli per le gare di tiro e di calcio, sorgono in un raggio di 8 km dallo Stadio Olimpico. Né sarà necessaria la costruzione di nuovi impianti: strutture già presenti saranno convertite temporaneamente a finalità sportive, al fine di abbassare i costi di utilizzo dopo le Olimpiadi. Insomma: abbattimento della spesa e limitato impatto ambientale. Trasporti, sempre trasporti: il comitato organizzatore assicura, per giunta, che la durata del tragitto (per gli atleti) dal Villaggio agli impianti sarà tenuta al di sotto dei 20 minuti. È sufficientemente chiaro: l’efficienza è l’asso che Tokyo vuol giocarsi al tavolo verde delle Olimpiadi 2016, battendo in volata Chicago, Madrid e Rio.
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NEL 2016 SEMPRE A TOKYO I PRIMI GIOCHI IN ASIA |
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Nel 2016 sarebbe il bis per Tokyo. La capitale giapponese ha già vissuto il brivido olimpico nel 1964. E fu un inanellarsi di prime volte. Primi giochi organizzati in Asia. Esordio per volley e judo. Prima Olimpiade trasmessa in diretta televisiva via satellite. Primo varo ufficiale per il cronometraggio elettronico e per gli sponsor ufficiali. E poi la curiosità storica, persino epocale: l’ultimo tedoforo, nella cerimonia inaugurale, fu Yoshinori Sakai, che nacque ad Hiroshima il giorno in cui la città venne distrutta dalla bomba atomica. |
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