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22 giugno 2009

Lippi è l'emblema
del calcio italiano

 La disfatta azzurra in Confederations Cup è la punta dell'iceberg della crisi del pallone tricolore


Processi. Come da consuetudine italiana. La Nazionale-mummia è stata cancellata dal Brasile. E ora tutti in coro: "Lippi poteva far giocare Tizio, poteva far giocare Caio. Ha sbagliato tutto. L'Italia ha lasciato a casa fior di giocatori, a cominciare da Cassano".

Vero, per qualche verso. Ma l’analisi è molto più complessa, se vogliamo esser seri.

I giovani ricambi, pronti per il lancio, sono pochi. E quei pochi restano al palo, vittime dei nostri tecnici votati al rispetto assoluto dei senatori. Ascoltate lo stesso Lippi per capire l’antifona: "Con i giovani bisogna andare piano, ci vuole esperienza".

Domanda: "Ma l’esperienza, signor Lippi, come si mette insieme? Lasciando i baby in tribuna?". ovviamente, Lippi è della stessa scuola di pensiero di quasi tutti i tecnici nostrani, a cominciare da Ancelotti che, negli anni milanisti, non ha lanciato uno straccio di ragazzo, bruciando fra l’altro un talento straniero come Gourcuff.

L'Italia, anche quella che vince un Mondiale, è la patria del conservatorismo. E' anche la patria che ha distrutto i vivai, in nome di una stranierite acuta. Come possiamo avere ricambi per la Nazionale, se l'Inter campione d'Italia schiera una formazione di stranieri? Una volta in azzurro c’erano i blocchi del Torino, della Juve, del Milan

Dunque? Abbiamo pochi talenti e quei pochi sono conservati sotto vuoto spinto o messi a maturare, non si sa dove. Partendo da questa logica, Marcello Lippi è completamente fuori strada. Carissimo, quale occasione migliore c'era per provare, di quella della Confederations Cup? Nessuna. Invece, Lippi, si è affidato ai soliti noti.

Chi andava vestito d’azzurro? Qualche nome, senza avere la pretesa di essere il nuovo ct: il portiere Marchetti, il terzino di fascia Santon, i difensori Criscito e Bocchetti, il tornante Abate, il trequartista Cassano.

Qualche nome. Per provare. Per perdere lo stesso, ma portando a casa qualche buon tagliando con la scritta "quasi maturo".

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Freepass
Inviato il 22.06.2009
alle ore 15:08
vabbè la nazionale fa ridere, ma come vediamo col mercato come si chiamano i giocatori che sono cercati? diego ribeiro (o quello che è), dzeko, hernanes, cissokho, milito, thiago motta. e invece uno come acquafresca lo sballottano da una parte all'altra come fosse un peso. fanno schifo, i nostri grandi club,. non basta mettere i primi raccomandati in panchina (leonardo, ferrara), per dire "facciamo come il barcellona, noi!"


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Ugo
Inviato il 22.06.2009
alle ore 15:55
Caro Spinelli, come te non ho la presunzione di far l'allenatore, non avendo mai fatto il corso a Coverciano. Ma come siamo capaci di apprezzare o meno un'opera d'arte o un film, pur non essendo artisti e registi, è impossibile non notare lo scempio tattico di ieri e le contraddizioni del ct. Sbaglio, o era evidente che il tridente senza fantasia era tanto improduttivo in attacco quanto perforabile in fase difensiva? E l'inserimento di Rossi dopo mezz'ora cos'è, se non un ammissione di errore nei fatti? Peccato che Lippi non lo ammetta a parole. E peccato che invece di Toni, abbia tolto Iaquinta. Poteva far fare allo juventino la prima punta, visto che è un po' più veloce. E poi la fascia sinistra. Dossena. Bravo ragazzo, però alla prima partita in Confederations e proprio contro il Brasile! E' questa l'esperienza che decanta Lippi? Seguendo il suo ragionamento, meglio Grosso. Seguendo il buon senso, meglio Santon che ha classe, grinta da vendere e sa crossare. Poi Montolivo. Perché toglierlo? Era uno dei pochi nei primi 30 minuti che ha provato a illuminare... ma ormai è evidente: il ct inorridisce davanti a piedi buoni. Che siano di Rossi, Montolivo, o Cassano...


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gianni
Inviato il 22.06.2009
alle ore 16:34
D'accordo sullo scempio tattico a cui fai riferimento, caro Ugo. Ma lo scempio tattico è la conseguenza dello scempio nelle scelte (di uomini e di idee). Il calcio, sin dalla nascita, è una cosa semplicissima, fatta diventare complicata dai tecnici. Le grandi squadre sono quelle che hanno giocatori di ruolo e di classe. E una squadra è tanto meno peggio quanto più è semplice. E questi ingredienti Lippi aveva il modo di... mandarli in campo.


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gino
Inviato il 22.06.2009
alle ore 18:21
Scusate vorrei fare una domanda a Lippi e poi a tutti gli esperti, commentatori e giornalisti. Perché Pepe sì e Cassano no? Credo che fra i due non ci siano paragoni e con questa scelta si spiega buona parte della disfatta dall'Italia. Arrivederci


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