
7 luglio 2009
Il Real del divo Ronaldo
Spettacolo senza calcio
Vedere 80mila persone ai piedi di Kakà e del portoghese mi fa orrore. L'epos del pallone è ormai sepolto sotto la megalomania di Perez
Non sono animato da volgare invidia. Anzi: sono sempre stato contento del mio. La premessa, prima di dirla tutta sulle presentazioni megalattiche del Real Madrid: vedere ottantamila persone quasi prostituite ai piedi di Kakà, di Cristiano Ronaldo e di Florentino Perez, mi fa orrore. Mi fa allontanare sempre di più dal calcio. Una pena. Dov’è più l’epos del pallone, fatta di gesti atletici e tecnici, di parate, di fughe sulla fascia, di gol, di sudore, di undici giocatori che fanno squadra? L’epos non c’è più, sepolto dalla megalomania di qualche presidente e dallo spirito sempre più falsato di un tifoso che non ama più la maglia, ma si inginocchia davanti all’idolo.
Il Dio Pallone è stato sostituito dal Dio Denaro. La bellezza del calcio, fatta di tattiche, di ragazzi lanciati in prima squadra, di sorprese, non esiste più. Trovare un Foggia poveraccio di Pugliese commendator Oronzo, capace di battere l’Inter di Helenio Herrera, non è più possibile. Bisogna accontentarsi dell’Inter di Paperone Massimo Moratti e del Real Madrid del signor compro-tutto-io Florentino Perez.
A proposito di Real, vedere il vecchio Di Stefano con il bastone fare da totem alle sfilate, mette malinconia. Cosa c’entra il più grande centravanti di tutti i tempi con le buffonate spagnole? Non c’entra niente. Assolutamente, niente. E’ messo lì per rappresentare una metafora: la storia del calcio che si rinnova. Una falsa e ipocrita metafora. Quello del Real non è calcio. E Di Stefano, forse, è cosciente, se la tristezza che si legge sul suo viso è dovuta, come mi sembra, alla parte che è costretto a recitare.
Dal Real al Milan. Dove c’è un Paperone che ha lasciato, dopo anni e anni di spese consistenti, seppure non alla Perez: ragioni di bilancio. I tifosi contestano, condannano la tirchieria. Per certi versi, hanno ragione: erano entrati nel mondo dorato della squadra ricca.
Il Milan andrebbe capito, ma non fa niente (Berlusconi in testa) per farsi capire, continuando a diffondere messaggi che non stanno né in cielo né in terra. Basterebbe dire: “La vita cambia. Ora puntiamo sui giovani. Basta con i Kakà che chiedono l’aumento dell’ingaggio una volta al giorno”.
D’accordo, è difficile farsi capire, specie quando si sbagliano le campagne acquisti (vedi Gourcuff) e quando ci sono giornalisti che fanno i tifosi e piangono e protestano più degli ultrà. Ma è necessario cominciare.
E’ tempo di insegnare che il calcio è un gioco. E’ tempo di insegnare che il calcio si fa con i giovani, scoprendo i talenti in erba. In Italia. E all’estero.
Non è forse più bello vedere un albero che cresce di un albero già cresciuto?
Poesia? Forse. Ma ben venga questa poesia. Sognare non costa niente. E gratifica di più di un Di Stefano triste. Che finge di benedire gli idoli senza bandiera.
(Nella foto di Victor Carretero, fonte realmadrid.com, Eusebio, Cristiano Ronaldo e Alfredo Di Stefano)
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