
13 agosto 2009
Milan, questo Gourcuff
non era poi così male...
Berlusconi dovrebbe dare il benservito a Galliani e Braida per la cessione. Promosso Corvino: acquista il meglio con pochi soldi. E su Lippi...
Il caso Gourcuff deve far riflettere gli operatori di mercato del Milan. E’ una bocciatura secca, senza attenuanti. Per Galliani, Braida e Ancelotti. Imputato numero uno il tecnico: in tanti anni di Milan, non ha mai valorizzato un giovane, per imperizia palese nel … settore e per sudditanza verso i senatori. Gourcuff è un talento, un fuoriclasse. Lo avevano capito tutti. Con l’eccezione di Ancelotti che, in due campionati, è stato capace di demolire il francesino, utilizzandolo sempre fuori ruolo e a spezzoni. Due anni terribili per il ragazzo che si è ritrovato nel terribile ruolo di incompreso. “Complici” del Carletto, Galliani e Braida, abilissimi nel concedere il diritto di riscatto al Bordeaux. Follia.
Moratti, guarda caso, ora sta cercando di portare a casa il regista-fantasista. Si verificasse l’evento, Berlusconi dovrebbe dare il benservito alla premiata ditta Galliani-Braida, colpevole in passato di aver bocciato, fra l’altro, gente come Davids e Vieira.
Gourcuff spiega l’attuale stato di disagio del Milan che ha avuto il grande torto di non preparare per gradi i sostituti dei senatori, elevati al ruolo di invincibili.
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Ho enorme stima per Pantaleo Corvino. I Della Valle hanno affidato a lui il ruolo di faccio-tutto-io per il mercato. E il salentino sta ripetendo le operazioni geniali con cui aveva già salvato il Lecce. Corvino scandaglia la mappa globale dei calciatori e acquista il meglio, contenendo i prezzi. Un vero stratega dell’economia pallonara moderna.
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Dove vai, caro Lippi? D’accordo, il nuovo del calcio italiano è quello che è. Ma insistere con i Cannavaro, in attesa di sostituirli in vista dei Mondiali, mi sembra un’operazione di affetto. Bella. Solo bella.
Lippi non è uno sprovveduto e va lasciato in pace, come suggerisce il saggio Arrigo Sacchi. Però esagerare, tacitando la critica costruttiva, mi sembra troppo.
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Noi giornalisti dobbiamo fare qualcosa per elevare il livello dei tifosi. Non di tutti, ovviamente. Perché il convento passa anche gente molto preparata e molto moderata. Riscopriamo la vera passione sportiva, il vero attaccamento per una maglia. Non siamo ciechi, tanto da non distinguere un’intervista immaginaria da una vera. L’intervista immaginaria è un’espressione di satira pulita. Vuole divertire e far sorridere. Impariamo a capire. A divertirci e a sorridere. Senza fare dietrologie assurde. E senza pensare a complotti e a tattiche per destabilizzare il signor Tizio e il signor Caio. Allegria, come dice ancora il grande Bongiorno.
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