
9 novembre 2009
Troppi giudizi frettolosi
su un calcio da studiare
È un bel campionato, con qualche novità tattica e una critica sempre più incoerente, pronta prima ad affossare una squadra e poi a elevarla al cielo
È un bel campionato, con qualche novità tattica. E con molti giudizi affrettati di una critica che diventa sempre più televisiva. Ascolto improvvise sottolineature, con tanti “oh, bene, male, stupendo”. Sembrano i gridolini dei ragazzi, quando ascoltano il loro idolo cantare. Mai un pacato e profondo tentativo di analisi. Ci sono colleghi che affossano una squadra, per elevarla al cielo la settimana dopo. Voltagabbana, senza coerenza. E senza paura che ad ascoltare o a leggere ci possa essere gente attenta.
Primo esempio: la Juve. Perde con il Napoli e non vale una cicca. Vince a Bergamo e ridiventa un fenomeno. La verità è un’altra: la Juve è ancora incompiuta e vincere in casa con l’Atalanta non è affatto un’impresa: gli uomini di Conte sono poca cosa. Per giunta, si elevano peana a Camoranesi: “Senza di lui non può essere la vera Juve. Il suo peso specifico fa la differenza”. Eresie: Camoranesi è un grande giocatore. Ma nessuna squadra al mondo può essere Camoranesi-dipendente.
Secondo esempio: il Milan. Annaspava e in molti facevano un discorso di questo tipo: “La squadra è vecchia, non ha giocatori di fascia, Ronaldinho è una figurina, non si classificherà fra le prime quattro. Leonardo è uomo di azienda ed è stato messo lì per arrangiare una formazione e per far giocare Dinho, come vuole Berlusconi”. Catastrofismo. La verità? Le carenze restano, ma c’è che l’ometto (Leonardo) è intelligente e, con il materiale che passa il convento, ha fatto rendere al massimo il Milan, mettendo in riga pure Ronaldinho (vuoi vedere che aveva ragione il Berlusca?).
A questo punto, con tutti gli interrogativi del caso, i critici dovrebbero spiegare la rinascita ed arrossire un tantino. Niente. Anzi. Ora proprio loro inneggiano, vedendo scudetti e successi in serie. Fra tanta desolazione, la lezione è venuta da Mario Sconcerti, competente, equilibrato e in grado di muoversi con classe fra lingua italiana e il verbo calcistico. Sconcerti ha spiegato, parola più parola meno: “Leonardo ha riscoperto un calcio vecchio: piazza sei uomini dietro e quattro avanti, lasciando il centrocampo agli avversari e si gioca il risultato ogni volta che uno degli attaccanti si invola in contropiede”. Insomma, tattica d’attacco sui generis. Contropiede o aiuto corale quando gli altri arrivano da dietro, con i controllori rimasti a centrocampo.
Sconcerti ha spiegato, precisando che sta cercando ancora di capire.
Ecco, fossero tutti come Sconcerti, il calcio sarebbe davvero una bella materia di studio.
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