
Fra i tre risultati di una partita, c’è anche la sconfitta. Una verità idiota che va comunque ricordata, in un mondo dove tutti sono convinti che esista solo la vittoria. Una deformazione culturale, capace di azzerare ogni forma di raziocinio.
Ho seguito i processi fatti a Roberto Donadoni. Tutti terminati con condanne senza appello. Salvo la sentenza di qualche giuria che ha concesso l’infermità mentale.
Io sono per l’assoluzione? Assolutamente no. Perché non faccio i processi, ma cerco di capire. Donadoni doveva giocare con De Rossi, Del Piero e con due altri centrali difensivi? Certo, ma bisogna ammettere che è molto più facile parlare dopo, con tre gol portati a casa. Eppoi, di grazia, manca la controprova, come ha sostenuto lo stesso imputato.
Comunque, lascio perdere: la sconfitta con l’Olanda è archiviata. Mi interessano l’uomo e il piccolo Calimero che è ormai in lui.
Roberto Donadoni è un allievo di Arrigo Sacchi e ha ereditato dal maestro di Fusignano l’ossessione degli schemi, alla faccia dei nomi e dei titoli nobiliari. Nel Milan, per ricordare ai non conoscitori della storia, giocava un certo Colombo, modesto gregario al servizio degli artisti come Gullit, Van Basten e Rijkaard.
La scuola sacchiana è deleteria: cercare la perfezione è un esercizio difficile. Tant’è che franò lo stesso professore.
Ecco, Donadoni non è pragmatico: si innamora degli uomini e persevera nelle sue idee. Non sta a guardare se Gattuso ha bisogno di ossigeno dolomitico e se Materazzi, al momento, ha conservato solamente la stazza fisica. E’ un limite: nei tornei brevi bisogna mandare in campo gli elementi in forma.
E’ un limite, ma non è segno di dabbenaggine, come vogliono far credere molti colleghi soloni.
Per di più, Donadoni è un buono, un introverso, uno che non conosce la politica della comunicazione. E’ buono e non sa dimenticare i giocatori che lo hanno aiutato. Non comunica e non lecca nessuno.
Quadro nero? Forse. Ma a me Donadoni sta simpatico. Conosco la sua storia della forza fisica ritrovata dopo l’impiego di uno speciale apparecchio ortodontico. Conosco il suo amore per gli spazi e per il verde. Conosco il suo amore per la Valle d’Itria, dove stava acquistando (o ha già acquistato) una residenza con trulli, con l’aiuto di Piero D’Amico, lo specialista numero uno del settore.
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Domenico Inviato il 11.06.2008
alle ore 21:18 |
Sì, d'accordo, ma l'esperienza di Lippi forse sarebbe stata più produttiva. A me Donadoni sembra timido. Poi c'è da dire che molti nostri giocatori sono scarsi. |
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arguto Inviato il 12.06.2008
alle ore 01:16 |
Lippi non tornerebbe mai ad allenare la nazionale. Non rischierebbe di rovinare il ricordo di quanto di buono ha fatto al mondiale con una prestazione eventualmente scialba. |
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Andrea Inviato il 12.06.2008
alle ore 16:35 |
Donadoni ha sbagliato, ma subisce processi, è vero. Come Bearzot, Valcareggi, Sacchi e lo stesso Lippi. Siamo in Italia. |

