
Elogio di una Nazionale bella, costruita nel tempo, senza gli isterismi e le nevrosi dell’Italia (tanto per fare un parallelo…). La Spagna ovvero l’esaltazione della semplicità.
Primo autore, Aragones. Il tecnico, per molti vecchio e da rottamare, capace di lasciare a casa gente come Raul, ha compattato una formazione che bada al collettivo, mettendo l’uomo giusto al posto giusto. Il segreto di Pulcinella: il calcio è una cosa semplice, se disdegna le alchimie e lascia a casa i giocatori incompiuti seppure dotati di classe. Nella Spagna i difensori sono difensori, i centrocampisti sono centrocampisti e gli attaccanti sono attaccanti.
Lo dico papale papale: odio gli schemi cervellotici, inventati per mettere assieme ad ogni costo i giocatori ritenuti i migliori sulla piazza. E’ sbagliato: la formazione vera si fa con la logica, assemblando i pezzi giusti, in modo che il singolo esalti il progetto di squadra e viceversa.
In questo modo, la Spagna che non vinceva mai ha stravinto. Meritando il titolo in maniera inequivocabile. Con la Germania, ha dato lezione, per geometria e naturalezza. Puyol ha guidato la difesa, Xavi il centrocampo e Torres, mancando Villa, è stato l’unico terminale di attacco.
A parte una nota da dedicare a Xavi (“il comandante in campo”, secondo Aragones), difficile sostenere che Senna sia stato migliore di Fabregas e Sergio Ramos più bravo di un altro. Cosa significa? Che ha vinto la Spagna, ossia la squadra, tutta la squadra, da Casillas a Iniesta.
Un esempio da seguire. Anche per l’Italia. Da noi ci sono i partiti per le convocazioni, i partiti per i tecnici. E i giornalisti salgono in cattedra come fossero professori di Università. D’accordo, noi abbiamo vinto i Mondiali con Lippi (con l’aiutino del fondo schiena, scusate… ) e la Spagna finora era bellina ma povera. Bene. Impariamo a capire che non significa niente. Siamo modesti e ricominciamo guardando la Spagna di Aragones, la squadra che ha battuto l’Italia. E che è costata la fucilazione a Donadoni, a quella onesta persona di Donadoni.
(Nella foto il capitano della Spagna, Iker Casillas: il primo ad alzare la coppa al cielo)
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Domenico Inviato il 30.06.2008
alle ore 18:59 |
Bella squadra la Spagna, secondo me anche con grandi individualità, come Xavi citato da lei e Fabregas. Noi siamo troppo legati a nomi e ai vecchi. Ci vuole un'Italia giovane! |

