
21 luglio 2008
Calcio decadente ci vorrebbe... Rigore
Con chiacchiere, risse e teatrini cerchiamo di non rovinare un campionato che potrà essere bellissimo
C’è un collega che da anni, nelle ospitate tv (con lauto compenso), spara a zero sul calcio italiano: “Qui non viene più nessuno perché ormai siamo alla frutta come soldi, come dirigenti, come qualità di gioco…”. Il tipo (mi sta cordialmente sulle scatole) sarebbe da ricovero, anche per altre baggianate: ad esempio, oggi è bianco ciò che ieri era nero e viceversa. Ma il punto è un altro: noi italiani non parliamo mai bene di noi stessi. Della serie. “La sanità fa schifo, i ristoranti sono carissimi, i giornali sono di pessima qualità, i politici sono ladroni… “.
Ritornello trito e ritrito. Pessimismo diffuso e neppure campato in aria. Comunque, sarebbe opportuno non esagerare, a cominciare dalla sanità: andare in Usa per rendersi conto dell’assistenza generale ai cittadini senza mezzi…
Sono partito da lontano, per portare, al pari di Dante Castellazzi, un po’ di equilibrio: non siamo messi così male. E, una buona volta, facciamo ricorso all’autostima. Tutti. Non per ipocrisia, ma per convinzione. E, con il calcio, impariamo a divertirci, a capire di tattiche, a leggere le partite, come si faceva una volta, quando c’erano Gianni Brera, Giorgio Tosatti, l’Italo Cucci prima maniera. Ossia giornalisti autentici e non urlatori televisivi, quelli che ora passa in abbondanza il convento.
Io, senza presunzione, dico basta ai casini sulle moviole, basta alle diatribe partigiane, basta alle polemiche stupide sulle dichiarazioni di Tizio e di Caio. E’ un decadentismo culturale sul calcio che va superato, come aveva tentato di fare Gianfranco Teotino con lo stupendo settimanale “Rigore”, così diverso, da essere capito da pochi nella giungla pallonara.
A proposito di decadentismo, oso avanzare rispettosa critica al professore, cantautore, scrittore e esponente dell’intellighenzia di sinistra, Roberto Vecchioni. Il professore ha scritto al direttore della “Gazzetta dello Sport”, rimproverandogli l’uso improprio di “Luci a San Siro” per un titolo sulla presentazione di Ronaldinho. Quella canzone, ha fatto notare l’interista Vecchioni, era stata scritta per Herrera, Mazzola, Corso, Suarez. Insomma, “Luci a San Siro” è Inter e non si tocca. Soprattutto se si parla del Milan
Il direttore della “rosea”, Verdelli, si è affrettato a rispondere, volando alto, filosofeggiando e dando ragione al professore che aveva difeso il “senso emotivo” della canzone.
I bla-bla-bla, la sortita (simpatica, per certi versi) di Vecchioni e quant’altro sono materiale da rottamare. Il teatrino, il qualunquismo, il dibattito becero, il tifo estremista, sono da respingere.
Il prossimo campionato promette di essere bellissimo, con attori nuovi, come Mourinho e Ronaldinho, con una lotta al vertice più equilibrata, con giovani che hanno i numeri per fare di nuovo grande l’Italia.
Può essere una Festa. Non roviniamo il giocattolo con guerre di religione e con incompetenze varie. Siamo ottimisti e divertiamoci.
(fotocapy, fonte flickr.com)
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