
22 settembre 2008
Inter e Juve un sogno
nato da progetti diversi
Ma Roma, Fiorentina e Milan (con tutti i i gravi difetti) non staranno a guardare
Inter e Juventus in testa. Ovvero uscite a ruota libera e bilancio controllatissimo a pari punti. Da una parte, uomini di grande spessore tecnico e una seconda squadra che vale quasi quanto la prima. Dall’altra, lo spot all’equilibrio, alla concretezza.
Il calcio ha molte facce. E gli obiettivi si possono raggiungere con due progetti diversi: l’importante è che i progetti ci siano e siano stati varati con competenza e convinzione.
Moratti, dopo aver navigato a vista per molti anni, ha capito che i soldoni si possono spendere con cognizione di causa. Meglio tardi che mai. Il “signor grazie” è stato un allievo poco diligente, poi ha immagazzinato le nozioni-base ed è diventato un buon presidente. Alla Juventus (lasciamo perdere Calciopoli) si sono mossi sempre bene, facendo tesoro delle coordinate giuste degli Agnelli. Adesso hanno scoperto il calcio operaio di Ranieri e lo hanno sposato con modestia e orgoglio.
Inter e Juventus vanno. Sono due formazioni da scudetto. Il campionato dirà chi è la migliore del reame. E qui il discorso diventa più ampio. Perché Roma, Fiorentina e Milan non staranno di certo a guardare.
La Roma è partita male, ma Spalletti e l’organico sono da 7 abbondante. La Fiorentina segue a ruota, con il Gilardino ritrovato e una dotazione-giovani di primo livello. Il Milan è stato per un po’ di giorni un caso clinico, stordito da una campagna acquisti stranissima, un mix di stelle e di effetti speciali.
Ecco, è quello sul Milan il discorso da approfondire. Forse mai una squadra è nata così scombinata. Un aborto. Servivano un portiere, due uomini fascia, due difensori centrali, un attaccante di peso, tutti in verde età? Sono stati serviti Ronaldinho, Shevchenko, Senderos, Flamini, Zambrotta e, per fortuna, qualche baby interessante. La nuova squadra doveva essere assemblata attorno a Pirlo, Kakà, Pato? Chi se ne frega…
Chiaramente, i nuovi saranno utili. Probabilmente, pure Ronaldinho. Ma, per uscire dal tunnel, Ancelotti ha avuto il coraggio di ritrovare la logica, specie dal centrocampo in avanti: senza Pirlo, Seedorf più dietro; Kakà trequartista, Borriello, prima punta, Pato seconda punta.
Ergo: Ronaldinho e Sheva riserve (il primo trequartista-seconda punta, l’ucraino seconda punta). Con conferme ufficiali arrivate da Galliani.
Il calcio, va ripetuto, è una cosa semplice, è geometria. I talenti vanno inseriti in una macchina con tutti i pezzi al posto giusto. A volte un giocatore come Borriello vale più del “Dentone”: avete visto, con la Lazio, come ha spostato il gioco in avanti e come è stato in grado di retrocedere per salvare la patria?
A questo punto, il Milan va riesaminato nel derby con l’ inter . Seedorf, Kakà, Borriello, Pato? O in campo pure Ronaldinho o Sheva? Deciderà Ancelotti. Che ha “ricapito” una cosa essenziale: oggi, per giocare al calcio e vincere, bisogna correre. Gli uomini che coprono due metri quadrati, al massimo, non servono. Anche se sono “divini”.
(Nella foto Adriano e Mancini frai i giocatori che in campo meglio applicano la filosofia di {{Mourinho)
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