
Buon lavoro, dottor Galliani…
“Buon lavoro a lei. Io non sono in condizioni di lavorare. Sono uno straccio: non dormo da quattro giorni. Tra camomille, tisane rilassanti, ansiolitici e flebo, riesco a rimediare appena un aspetto da reduce dalla guerra nel Vietnam”.
Anche la cravatta gialla è più unta del solito.
“Non mi guardi. Anzi, mi guardi pure. Non mi frega niente di niente. L’importante è Ricky. Ci ha illuminati con il suo gesto. Ha visto come salutava dal suo appartamento? Come mostrava la sua maglia numero 22? Mi sembrava un Papa giovane”.
Non esageri. Il Papa è Il Papa. Kakà è Kakà.
“Appunto. Kakà è fra di noi, è rimasto fra di noi. Questo ragazzo ha la grazia sul volto. Il suo cuore è grande, quanto quello di…”.
Lasci perdere. Taccia, altrimenti le arriva una scomunica. Stia calmo… Glielo chiedo anche a nome di Silvio Berlusconi. Il presidente tiene molto alla sua salute.
“Berlusconi? Berlusconi? Chi ? Non ricordo… ”.
Dottor Galliani, Silvio Berlusconi è il presidente del Milan, il presidente del Consiglio…
“Ora ci sono: San Silvio. Sì, ma è più santo Kakà, San Ricky”.
Adriano Galliani è chiaramente in stato confusionale. Sindrome da stress: ‘tako-tsubo-like’ o ‘purn.out’, roba del genere. Finisco con lo smarrirmi anch’io.
Con dolcezza, riprendo l’intervista: Mi racconti, cosa è successo con Kakà…
“Il Manchester City dava tanti soldi. Doveva andare lì, sotto la pioggia. Lasciare il Milan. Con quanta gente ho parlato… A telefono, in albergo, sull’autostrada. Ovunque. Ricky doveva firmare. I cori, la gente, il balcone, il pugno sul cuore. Kakà è rimasto. Leonardo, Berlusconi, Bosco Leite… ”.
E’ fatta. Ricorda. Bosco Leite, il padre di Ricky?
“No. Bosco Leite è il nostro nuovo difensore centrale, 2 metri e 20 di altezza”.
E Berlusconi?
“Il portiere della nostra sede, in via Turati. Gli abbiamo aumentato lo stipendio”.
Si sforzi, si concentri: da bravino, chi è Berlusconi?
“Un rompiscatole, che crede di essere il padrone del Milan”.
Ma lo è davvero.
“Sì. E io sono l’amministratore delegato”.
Devo fermarmi. Adriano Galliani, dopo l’estenuante caso-Kakà, è cotto. Peggiora minuto per minuto. Crisi d’identità. Forse è da ricovero. Ripete: “San Ricky, il Papa, San Ricky”.
Povero Adriano.
Lascia un tuo commento ▼ (2 commenti inseriti)|
simone Inviato il 20.01.2009
alle ore 21:52 |
Fantastico, Galliani ha rischiato davvero di uscirne con le ossa rotte |
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marco Inviato il 21.01.2009
alle ore 10:32 |
Simone ha ragione: fantastica l'intervista. Spinelli sdrammatizza, facendo ironia pulita, ma è sempre verosimile. Fantastico. |

