
22 settembre 2009
Briatore guarda avanti
"Il Milan? No, l'amore"
L'ormai ex team manager delle Renault si confessa nell'intervista immaginaria a Gianni Spinelli: "Difficile mettermi in ginocchio, sono un lottatore"
Flavio Briatore ha lo sguardo lontano, fin dove si perde il mare. I soliti occhialoni e i capelli più bianchi del solito.
Mi ha pregato di raggiungerlo, obbligandomi al top secret sulla località. Ho giurato e non tradisco.
Gli leggo il “pensierino” di Lina Sotis: «Briatore via dalla Formula 1. I circuiti vanteranno un bulloniere in meno». Sorride, dando l’impressione di non aver capito. Mi fa rileggere. E poi ride. In maniera nervosa.
Riflette, guardando sempre il mare. Uno, due minuti. Di silenzio assoluto. E, finalmente, parla: «Lina Sotis fa la spiritosa. La nobiltà ha sempre snobbato il geometra di Verzuolo, il mio paese, in provincia di Cuneo. Sono abituato. Sono abituati tutti quelli che, come me, si sono fatti da soli».
Momentaccio…
«La storia di Nelson Piquet Jr. e del Gran Premio di Singapore mi ha rotto le scatole. Mi sono dimesso. Mi hanno squalificato. Ora dovrò pure lasciare il Queens Park Rangers. Ho molti nemici. Ma mettermi in ginocchio è difficile. Flavio è un lottatore. C’è la giustizia ordinaria… ».
Ci sei abituato. Hai superato sempre tutto, da quando hai cominciato con il ristorante Tribüla. A proposito, cosa significa Tribüla?
«Boh… Vuoi che io sappia… Parliamo di altro».
Del P. M. di Potenza, Woodcock?
«Parliamo di altro. Io non sono un uomo che pensa innanzitutto alle cose pragmatiche. Alla Borsa, alla Formula 1, al calcio, ai locali di intrattenimento. Sono un sentimentale, un romantico, uno che crede nell’amicizia. Chiedi a Silvio, a Emilio… ».
Credi anche nell’amore?
«Ecco, ci sei, caro Gianni. L’amore è ‘na cosa grande. La donna… Ho pianto, leggendo Leopardi, Dante, Petrarca. Queste donne lontane, che non si possono raggiungere, avere e possedere… ».
Ma cosa c’entri tu con Leopardi? Tu le hai avute tutte: Naomi Campbell, Heidi Klum, Vanessa Kelly, per citare alcune delle straniere.
«Anche tu mi vedi come non sono… Io sono un sentimentale, un romantico. Secondo te, un uomo che guarda il mare come lo guardo io, cosa può essere?».
Vorrei dire un uomo fregato, ma non mi permetto.
«Fai bene a non permetterti. Come posso essere fregato, se aspetto un figlio dalla mia Elisabetta?».
Sono imbarazzato, commosso: questo Briatore manda pure me fuori pista. E, per evitare abbracci e lacrime, mi rifugio nel calcio: «Quasi quasi, ti dedichi al calcio. Si è scritto del Milan…».
«E che faccio il portaborse di Galliani? Adriano è mio amico, ma è un tipo che non molla niente, neppure l’ultimo osso. Al massimo, posso continuare a fare ciò che faccio da anni: comprargli le cravatte gialle. Ora, in questo momento difficile per me, mi sento di confessarlo: le orribili cravatte gialle di Galliani sono farina del mio sacco. Mi costano un occhio».
Milan no. E la Ferrari?
«Zitto, per carità. Se sei mio amico, lasciami guardare il mare. L’orizzonte è lontano, i riflessi del sole sull’acqua mi riempiono l’anima e il cuore. Quella barca… ».
Flavio vive la sua catarsi. Forse scriverà un poema sulla Renault. Mi sembra un uomo divinamente ispirato. Lo lascio a guardare il mare. Ed evito di salutarlo: disturbarlo sarebbe un delitto.
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