
30 settembre 2009
De Laurentiis: "Il Napoli
come un film da Oscar"
Il presidente-produttore si concede in un'intervista immaginaria: "Marino? Un disastro, mi portò Lavezzi presentandolo come addetto alle pulizie..."
Film "Totò e Peppino divisi a Berlino". Domanda a Peppino De Filippo: «Lei è italiano?». Risposta: «No, napoletano». Rubo la domanda e la faccio ad Aurelio De Laurentiis. Il produttore cinematografico e presidente del Napoli mi guarda con il sangue negli occhi e sparacchia: «No, sono di Torre Annunziata».
Un attimo e poi parte: «Lei è stato mandato a provocarmi da Pierpaolo Marino. Vada a lavorare e non mi faccia domande, fingendo di conoscere il cinema. Voi gente di calcio fate solo commedia mediocre… ».
Veramente, “Natale sul Nilo” e “Natale a Rio” sono suoi film.
«Con lei parlo solo di calcio. Non facciamo confusione».
Bene. Bene. Perché ha licenziato Pierpaolo Marino?
«Ho detto che con lei parlo solo di calcio. Marino non c’entra niente con il calcio. Teneva le chiavi del nostro centro di Castelvolturno… Aveva altri incarichi minori… Un disastro»
Presidente, ma non faceva anche la campagna acquisti?
«Sì, ma l’ho scoperto per caso. Il tipo si divertiva. Andava in Argentina e portava Lavezzi, presentandolo come addetto alle pulizie. E via discorrendo… ».
Presidente, sembra la trama di uno dei suoi film…
«Per carità, lasci perdere i miei film».
E allora ci dica la verità, non prenda in giro i tifosi che vogliono sapere.
«Marino non è un direttore generale e neppure un direttore sportivo. Come può esserlo con quel fisico? E’ la negazione del ruolo. Lui, in questi anni, ha cercato esclusivamente i ristoranti migliori e ha mangiato tanto, dagli antipasti al dessert. Invece… ».
Invece…
«Un direttore sportivo deve essere come Pulcinella. Deve essere sempre affamato. Deve pagare il meno possibile e, in cambio di due lire, si deve far dare un tesoro».
Una specie di Totò, versione aggiornata?
«Lasci perdere Totò… Una specie di Galliani, con il cervello di Corvino, lo stile di Marotta, l’intraprendenza di Moggi… ».
Moggi? Ho capito bene?
«Moggi? E chi è? Ha capito male».
Presidente, arriviamo al sodo: come vuole rifondare il Napoli?
«Deve essere un film da Oscar. Con il regista giusto. Con gli attori giusti. Con lo scenografo giusto. Il cinema è una scuola, da cui si deve imparare».
Come? Aveva detto che non dovevamo parlare di cinema…
«Esatto. L’intervista finisce qui. Mi mandi Tornatore».
Per la storia, ho telefonato a Tornatore. Che, solidarizzando con me, ha detto di non conoscere De Laurentiis: «Gianni, guarda i miei film. Non perdere tempo».
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