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7 novembre 2008

"Van Basten come me
Maldini come Obama"

 Berlusconi a ruota libera parla di tutto e tutti da Borghi a Ronaldinho passando per Sacchi


Da Gullit a Van Basten. Da Borghi a Savicevic. Da Rijkaard a Maldini. Da Schevchenko a Ronaldinho. Da Sacchi ad Ancelotti. Da Zaccheroni a Terim. Da Rivera a Galliani. Dai comunisti a Obama. Dalla Carfagna a Bondi. Da Fede a Santoro. Politica, informazione e pallone. Insomma, calcio totale. All’olandese.
Silvio Berlusconi mi concede l’intervista, con un aut-aut: “Entro due ore, due ore e trenta, deve stare ad Arcore. Come fa? La mando a prendere io, in aereo. Non c’è problema. Giacca e cravatta, mi raccomando”.
Presidente, cominciamo dalla fine: Obama abbronzato… la sinistra scandalizzata, l’opinione pubblica mondiale in subbuglio…
“Lei, quali giornali legge? Quale tv guarda? Anche se, mi consenta, la mia domanda è solo formale: tutti non capiscono cosa dico. La sinistra poi… Mi sono già espresso. Io, offendere uno nero o quasi nero? Ma se ho acquistato Gullit, RijkaardDesally, Seedorf… Ma se ho inseguito Ronaldinho per anni… A me piace essere gentile, scherzare. Chieda al mio amico Seedorf”.
D’accordo, ma Obama… Il presidente degli Stati Uniti…
“L’abbronzatura è una mia fissazione. E lui è più carino di me, per un dono di natura”.
Come pensa di porre riparo alla gaffe?
“Non è una gaffe. Comunque, provvedo subito a farlo intervistare da Emilio Fede, dopo avergli fatto ascoltare una mia canzone e magari una poesia di Bondi, il mio Pascoli”.
Ma non sarebbe meglio Santoro e Annozero?
“Ecco, questa sarebbe un’offesa, un vero attentato: Obama rischierebbe di subire uno stress tremendo, con danno immane per gli Stati Uniti”.
I comunisti, quelli che mangiavano i bambini…
“Ora non li mangiano più, perché i bambini sono pochi…”.
Presidente, come mai risposte così sobrie? La sua brevità mi mette in soggezione…
“Siamo alle solite: se sono prolisso, mi criticate. Se sono breve e conciso, fate altrettanto. La manda Santoro?”.
Non conosco, presidente…
“Bene, bene. E’ un vantaggio per lei: può farmi tutte le domande che vuole, sul Milan, sul calcio italiano, olandese, brasiliano, mondiale. Può anche chiedermi di tattiche, di schemi, di schede tecniche di giocatori…”.
Quell’argentino, Borghi, di cui si innamorò. Che Sacchi non volle, preferendogli Rijkaard…
“Borghi era un grande giocatore: palleggio, inventiva, tiro. Era un artista. Ma non aveva cultura del lavoro. Guardi, io sono impegnato venti ore su ventiquattro. Borghi amava giochicchiare. Non capiva l’impegno dell’allenamento… Raijkaard non lo scelse Sacchi. Ho sempre scelto tutto e tutti io. Anche Sacchi. Ero a Parma e intuii il suo genio. Io i talenti li annuso. Ho scoperto Apicella, quando suonava la chitarra nei localini di Napoli. Ho scoperto Bondi, quando era comunista. Ho scoperto la Carfagna…”.
Quando faceva la velina?
“Solita battutina, mi consenta. La Carfagna è laureata, è preparatissima. Ora è un ottimo ministro”.
Ritorniamo a Sacchi.
“Arrigo, un mostro. Lui sì, un cultore del calcio spettacolo. Studiavamo assieme gli schemi, le formazioni”.
Passava pure a lui gli undici nomi da mandare in campo?
“Mai fatto. Io ispiravo. Nasceva un’empatia naturale. I tecnici mi hanno sempre guardato e mi hanno capito: fortunati e dritti, nel cogliere i messaggi”.
Il Milan. Quando lo acquistò, trovò Gianni Rivera in poltrona. Il golden boy divenne presto un suo nemico, uno dei primi nemici…
“Sempre una questione di cultura del lavoro. Il signor Rivera, grande giocatore, voleva fare il vicepresidente con stipendio. Gli proposi uno stipendio raddoppiato e un incarico operativo… Non accettò”.
Diceva di Sacchi…
“Un grande. Un mio allievo. Non mi ha ascoltato solo in una circostanza. Colsi che andava incontro alla calvizie. E gli consigliai di ricorrere al parrucchino. Da cui avrebbe potuto passare al più efficace trapianto. Non volle ascoltarmi. La sua attuale testa rasata non è in linea con il resto della persona”.
Gullit
“Gli piacevano le donne. Una cosa lodevole. Ma lui si confondeva… Aveva le fisse della fuga sulla fascia e quella della fuga dalle mogli. Una tattica non conciliabile”.
Van Basten
“Il cigno. Come me ha giocato solo lui. L’unico ad arrivare, più o meno, al mio livello”.
Maldini…
“Bravissimo, bellissimo, completissimo. Solo Obama come Paolo”.
Presidente, non si preoccupi: Obama l’ha già perdonata.
“Mi consenta: lasci perdere considerazioni personali, che lasciano il tempo che trovano”.
Scusi. Le passo Shevchenko…
“Sheva è un mio figlio. Il suo ritorno a casa rende felice il padre che è in me. Sono il padre di tutti”.
Ronaldihno. Lo ha inseguito per anni, ha detto.
“Certo. Le opere d’arte devono essere possedute da chi capisce d’arte. E io capisco d’arte”.
Ma è un cavallo matto e in campo ama lo slow.
“I matti veri sono in politica. In quanto allo slow, converrà che si tratta di un ballo artistico. Da simbiosi”.
Savicevic…
“Altro artista. Lei mi vuol far star male: i ricordi distruggono”.
Zaccheroni, Terim, Galliani…
“E’ inopportuno: mette insieme due bravi tecnici e un fuoriclasse senza ruolo”.
Galliani è il suo signorsì. Ci vuole classe per ubbidire?
“Non è mia abitudine dare ordini. Galliani si muove in autonomia: annota i nomi dei giocatori che io suggerisco e acquista con i soldi miei. Gli ho imposto soltanto la cravatta gialla”.
Proprio la cravatta gialla, che sembrava l’autentica e libera originalità di Galliani?
“Perché non si è liberi se si indossa la cravatta che ti impone il presidente?”.
Mi pare di no.
“Le pare, le pare… Ma non mi sembra sicuro”.
Presidente, mi spieghi qual è la tattica migliore per il suo Milan.
“Il portiere in porta. Quattro uomini in difesa, quattro a centrocampo e tre attaccanti, dei quali uno mascherato”.
Nel senso che un attaccante sarà l’uomo invisibile della squadra: ha mandato in campo un 4-4-3. Ossia dodici uomini…
“Parlate tanto di disoccupazione… Noi abbiamo molti attaccanti. E’ il caso di farli giocare”.
Presidente, vuol salutare i tifosi del Milan
“Senz’altro. Saluti a tutti. Siamo forti. E poi, state tranquilli, al Milan ci penso io. Fin quando c’è Silvio, ci possono stare anche Moratti e Mourinho. A proposito, conosce Mou? Gli dica che sono disponibile per qualche lezione di tattica. Ho cominciato molto prima di lui ad allenare. Voglio essere generoso: il portoghese mi sembra un bravo ragazzo. E mi sembra dei nostri: un liberal-repubblicano-progressista-democratico-di centro destra-anticomunista. E lei, Spinelli, per chi vota?”.
Il voto è segreto.
“Ma lasci stare… Gianni, al tuo Silvio, puoi dire tutto”.

(Nella foto di alessio85 un Berlusconi sorridente, fonte flickr.com)

Guarda i commenti degli utentiLascia un tuo commento ▼  (5 commenti inseriti)
piero
Inviato il 07.11.2008
alle ore 21:08
Sono un milanista e mi sono divertito un sacco. Berlusconi, è vero, è forse capace di far giocare il Milan in dodici, senza che l'arbitro se ne accorga.


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domenco
Inviato il 08.11.2008
alle ore 11:49
Il solito Silvio, pregi e difetti. Da ridere. Avrei voluto più domande sportive però.


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gino
Inviato il 08.11.2008
alle ore 23:23
Ma perché Berlusconi sempre fa ridere? O interviste immaginarie o interviste vere si sa sempre come va a finire...


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angela
Inviato il 09.11.2008
alle ore 10:39
Fa sorridere-ridere perché è un uomo cretativo e brillante: Spinelli mi sembra, sia riuscito a renderlo bene e con molta simpatia. Se non si scherza con il calcio...


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andrea
Inviato il 10.11.2008
alle ore 20:07
caro Spinelli, mi dispiace ho scoperto il trucco: Lei le interviste le fa per davvero e poi le spaccia per inventate! Scherzo, naturalmente, ma questo dialogo (o monologo?) con Berlusconi sembra veridico! A questo punto urge un bis con il Mourinho furioso, anzi bisogna chiedere a Mancini tutta la verità "immaginaria" sul suo successore e su Moratti. Attendo fiducioso. ciao andrea


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