
La sensazione è che si stia giocando con qualcosa che non si conosce. Le sparate milionarie su Kakà e le mille deduzioni sulla possibilità che vada via dal Milan stanno nuovamente trovando grandi spazi sulla stampa nazionale e su quella inglese. L'incontro nella sede di via Turati ed una dichiarazione di Berlusconi, meno perentorio del solito sull'argomento, hanno autorizzato i dietrologi della parascienza pallonara a definire possibile (per qualcuno persino probabile) l'addio di Kakà per il Manchester City. Sullo scenario i... petroeuro del secondogenito di uno sceicco di Abu Dhabi che stacca assegni con la stessa disinvoltura con cui noi maneggiamo i post it.
L'unica cosa vera è l'incontro in via Turati. Tutto il resto rientra in quella sfera che piace tanto alla stragrande maggioranza dei giornalisti: il verosimile. Tutti sanno che l'oggetto dell'incontro era in realtà Dida, ma sono spuntati subito i nomi di Kakà e di Gattuso (altro tormentone estivo già conclusosi con il rinnovo del contratto rossonero).
E con Kakà sono venute fuori tre cifre: 100, 110, 120 milioni come si trattasse di noccioline. Stando sempre alle indiscrezioni e alle notizie ripescate dai torridi tormentoni estivi sono riemersi i 150 milioni di euro offerti dalChelsea e rifiutati dal Milan.Una persona dotata di accettabile buonsenso si dovrebbe chiedere: ma perché il Milan dovrebbe accettare i presunti 120 milioni del Manchester City e rifiutare i 150 del Chelsea? A meno di patti segreti su altri fronti la risposta sarebbero solo due: follia o incompetenza. E di Galliani e del suo megastaff di manager non si può certo dire che non sappiano fare impresa e che non siamo di impressionante lucidità nella gestione della società.
L'informazione urlata non ha nulla a che fare con il buonsenso. E sempre a proposito di buonsenso ci si potrebbe chiedere ancora come mai gli stessi (e davvero si tratta degli stessi) che hanno puntato l'indice contro il Milan per aver preso due giocatori “finiti” in nome del marketing, oggi non si domandino cosa il Milan perderebbe in termini di mercato, identità, immagine, merchandising, sponsor, visibilità rinunciando a Kakà? La risposta è semplice: non se lo chiedono perché non lo sanno.
Il can can fatto intorno prima a Ronaldinho e poi a Beckham (al quale proprio Kakà solo due giorni fa avrebbe consigliato di rimanere al Milan) la dice lunga. Abbiamo visto discettare su come queste operazioni del Milan fossero per alcuni soloni di casa nostra solo operazioni di... marketing (come se fosse poco) “per vendere qualche maglietta in più”. Ronaldinho ha già fatto vedere di che pasta è fatto (e ancor più lo farà). Beckham nelle prossime settimane finirà con l'essere osannato dai suoi attuali detrattori.
Ma la domanda è: com'è possibile per questi signori (ripetiamo, gli stessi signori) dire che il Milan è una società per lo più orientata al marketing quando fa le operazioni di Ronaldinho e Beckham se poi sarebbe pronto a privarsi di Kakà?
Questa è la vera follia, non le cifre sparate sui giornali. C'è un difetto di analisi che rivela un'approssimazione ed una povertà di conoscenze dei meccanismi che regolano una moderna squadra di calcio. Il Milan sa quanto vale Kakà e sa che con lui, Pato e gli altri può tornare ai vertici del mondo andando a riprendersi i redditi che vengono riconosciuti dalla partecipazione e dalle vittorie di Champions (anche in termini di sponsor, diritti televisivi, merchandising). Il resto è analisi da cameriere (senza offendere le cameriere per carità).
E poi aggiungo: cosa rappresenterebbe la cessione di Kakà per gli oltre 5 milioni di tifosi del Milan? Kakà oggi è il Milan e probabilmente passerà alla storia come il suo campione più rappresentativo. Kakà è un "lovemark" (per citare una teoria di Kevin Roberts, Ceo Worldwide Saatchi & Saatchi) che si riverbera sul Milan con uno straordinario impatto. Questo è patrimonio intangibile, ma di enorme valore. Ma anche in questo caso entriamo in un campo del tutto sconosciuto. Chi fa informazione parla di comunicazione e marketing, ma non ne sanno nulla. Le squadre come il Milan lo sanno. Eccome, se lo sanno.
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Marco Inviato il 14.01.2009
alle ore 15:14 |
Complimenti a Castellazzi.. Guardare oltre il "velo di Maya" non è una dote da tutti.. A presto e grande puntosport! |
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ferdy Inviato il 14.01.2009
alle ore 15:48 |
grande castellazzi. Ma proprio tu, devi comprendere: giornali e tv devono vivere. Incompetenza (tanta) a parte. Forza Milan. |

