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17 gennaio 2009

Kakà e i milanisti
una storia d'amore

 I 100-120 milioni offerti dallo sceicco misurano il valore tangibile del calciatore, non quello intangibile (che per il Milan è una miniera d'oro). La società sta per commettere il più grande imperdonabile errore della sua storia


I milanisti questa mattina si sono svegliati con l'immagine di Kakà nella mente e l'eco della girandola di voci che hanno segnato uno dei venerdì più chiacchierati della storia rossonera. Hanno acceso la radio ed hanno sentito le notizie di ieri, che sono in pratica quelle dell'altro ieri, che sono quelle che rimbalzano da qualche giorno da Oltre Manica. Diciamo la verità, con il silenzio della società Ancelotti, ha mantenuto diligentemente il suo ruolo di tecnico, anche se ha dato la sensazione di essere sul punto di esplodere) l'informazione (parola davvero inappropriata questa volta) l'hanno fatta le testate inglesi che, al solito, hanno sparato raffiche di notizie sempre verosimili e mai vere.
Si è innescato l'ormai consueto perverso meccanismo di circolarità dell'informazione per cui ogni notizia partita dalle homepage dei siti (più che dai giornali stampati, per ovvie ragioni di tempi) delle testate inglesi è ritornata ai siti inglesi che l'hanno ciclicamente rilanciata con qualche clamoroso particolare in più. Lungo il percorso le testate italiane che hanno fatto da "strilloni" a quelle inglesi con una diramazione su una bufala propagata da una testata araba.
Una girandola che in alcune ore ha avuto ritmi vertiginosi. I redattori dei tg nazionali fuori dalla sede sociale e da Milanello hanno registrato cori, proteste e petardi dei tifosi e ci hanno informato sulle uscite (che poi sono anche entrate) secondarie di via Turati, strada in cui ha sede il Milan.
A vederla bene questa non è una vicenda complicata: è una vicenda finanziaria (flussi monetari), non economica (perchè strategicamente il Milan nel tempo ci perderà). La società di via Turati, infatti, sta per fare il più grande errore economico della sua storia giacché, come abbiamo già detto più volte i questi giorni, i 100-120 milioni offerti dallo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nahyan “misurano” il valore tangibile del fuoriclasse brasiliano. Ma Kakà vale molto, molto di più per il suo valore intangibile che consente relazioni irripetibili con gli sponsor, con la tifoseria (quella che paga e compra) e rafforza l'immagine, l'identità e il senso di appartenenza di un marchio che ha una notorietà internazionale come pochi altri. Solo chi non capisce nulla di marketing applicato allo sport (purtroppo il 99 per cento della stampa sportiva, non solo italiana, abituata a discettare di moduli e a origliare fuori dagli spogliatoi) può credere che il peso di Ricardo Kakà sia linearmente proporzionale al suo valore tecnico. Sembra risulti difficile da capire, ma è così. Il brand Milan ne uscirebbe pesantemente ridimensionato anche perché si verificherebbe l'effetto boomerang di una comunicazione che in questi anni da casa Milan  è stata a senso unico (“non vendiamo le stelle”, “nessuno può dire a Berlusconi di vendere un calciatore” e altre dichiarazioni dello stesso tenore). Stupisce che la cifra, per quanto considerevole, abbia abbagliato uno staff che in questi anni, salvaguardando il prodotto, ha avuto sempre un significativo orientamento al mercato (non al calciomercato, ma al mercato dello sport: diritti televisivi, sponsorizzazioni, social marketing, merchandising, team building, comarketing, relazioni pubbliche). Il Milan è, sul fronte italiano, la squadra all'avanguardia in questo senso (seguita dai recenti passi in avanti della Juventus). E se, davvero non c'è dell'altro, allora si può dire che il Milan farebbe un errore del quale si pentirebbe nel giro di una stagione (gli sponsor, com'era assai facile prevedere, sono già sul piede di guerra).
Ma torniamo alla vicenda di cronaca e diciamo che da oggi in realtà per la tifoseria rossonera partono due conti alla rovescia: il primo è quello per la partita di stasera contro la Fiorentina. L'altro è per l'arrivo (previsto per lunedì in Italia transitando da Manchester) di questo benedetto papà-ingegnere, Bosco Leite, che per alcuni sembra avere un ruolo determinante in questa vicenda.
In queste ore naturalmente ne sentiremo ancora delle belle, sebbene cominci lentamente a serpeggiare il convincimento che davvero gli inglesi le hanno sparato grosse (e difatti a prima mattina solo Sun, Mirror e Times hanno ancora la vicenda Kakà nella prima di sport dei loro siti web). Cosa accadrà stasera allo stadio è difficile da prevedere: c'è chi parla di contestazioni per la società, chi di tifo delirante per Kakà. E' probabile che accadano entrambe le cose.
Ma sullo sfondo lo scenario è quello di una storia di amore. Un amore autentico, vero, forte: tra Kakà e i milanisti. Un amore che potrebbe (e dovrebbe) sconfiggere la forza devastante del denaro. Il denaro è roba da dirigenti e padroni delle società, non appartiene a Kakà. Per lo meno a quel Kakà che abbiamo sempre creduto di conoscere e dal quale non solo il popolo milanista si aspetta un lieto fine.

LEGGI LO SPECIALE DEDICATO A KAKA' E MANCHESTER CITY

Guarda i commenti degli utentiLascia un tuo commento ▼  (1 commenti inseriti)
forestino
Inviato il 17.01.2009
alle ore 09:13
Questo Bosco Leite ha rotto: noi milanisti avremmo prprio voglia di sentirlo parlare, di spiegarci. Altro che discrezione. E' lui il carnefice?


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