
Prima la valigia, poi l’abbraccio. E giù valanghe di interpretazioni, di deduzioni, di considerazioni. Il giornalismo sportivo preso dall’ansia di voler annunciare a tutti i costi il definitivo distacco (uno in radio ha parlato persino di… dipartita, ridendo come un idiota) di Kakà dal Milan.Ancelotti non ha potuto fare a meno di ironizzare su come e quanto qualche cronista abbia montato (e quel che è peggio, senza volerlo, dunque senza comprenderlo) un caso con le immagini in diretta trasmesse da Sky subito dopo la fine della gara contro la Fiorentina .
Chiariamo che quello che è successo ha una sola realtà: quello che è effettivamente accaduto nello stadio. Lo hanno visto le decine di migliaia di spettatori che erano al Meazza. Cosa è accaduto nello stadio? Tutti i giocatori del Milan si sono abbracciati tra loro per complimentarsi della vittoria. Gli abbonati di Sky hanno visto solo una parte di quel che effettivamente è accaduto: inquadratura semistretta su Kakà e messa in onda degli abbracci tra il fuoriclasse brasiliano e i compagni. Ignorati gli altri abbracci. Una sequenza “unica” che il regista ha offerto al commento del telecronista che ha “letto” in quegli abbracci il probabile messaggio di un addio. Che tristezza! E quanta manipolazione. I manuali di critica televisiva insegnano (purtroppo solo agli studenti di Scienze della Comunicazione e non a tutti i telespettatori e a taluni cronisti) che un evento trasmesso in tv non è mai esattamente lo stesso evento che si sta svolgendo in realtà in quanto “filtrato” da strumenti tecnici, occhio e abilità dell’operatore di ripresa, scelta del regista che opera la messa in onda (una telecamera piuttosto che un’altra, un’inquadratura piuttosto che un’altra).
Sky ieri ha fatto un piccolo capolavoro della manipolazione televisiva. E quel che è più grave è che probabilmente questo è avvenuto in assoluta buona fede: inseguendo persino le smorfie di Kakà, finita la gara, in onda è andata l’immagine del brasiliano (tecnicamente ripreso in Piano medio o Mezzo primo piano) che si è abbracciato ed è stato abbracciato da suoi compagni. Uno dopo l’altro senza soluzione di continuità e questo ha indotto il telecronista a montare una storia sull’abbraccio dell’addio. Trascurando che le immagini (con un’inquadratura non strettissima) hanno fatto intravvedere anche gli altri calciatori del Milan che si abbracciavano tra loro. Seguendo lo schema autoreferenziale (di cui hanno già detto i maggiori massmediologi ed esperti di tv) in auge da alcuni anni, la notizia è stata ripresa subito dai siti internet e dopo qualche ora è comparsa sui giornali. Siti internet e giornali che questa mattina sono finiti nelle rassegne stampa televisive “legittimando” quella notizia data ieri proprio dalla tv. Un meccanismo perverso, ma assai interessante da osservare e studiare.
Qualche elementare concetto per chiarire le idee. In Comunicazione, esiste un soggetto che emette un messaggio, questo messaggio attraversa un canale per giungere a destinazione, il ricevente compie un lavoro di decodifica del messaggio e quando risponde realizza, attraverso lo stesso canale, il processo comunicativo trasformandosi a sua volta da ricevente in emittente (bidirezionale). Quando il lavoro è, invece, fatto dall’emittente e il ricevente è nell’impossibilità di rispondere siamo nell’ambito dell’informazione (lettura in un giornale, ascolto di un radiogiornale, visione di un tg). Infine quando il lavoro di interpretazione è fatto solo dal ricevente è quest’ultimo a decidere quale è il valore da attribuire al messaggio (significazione). Dunque, se si fa vedere Kakà che si abbraccia con tutti i suoi compagni, e si prova a nascondere che il gesto riguarda anche tutti gli altri, ecco che l’interpretazione dell’abbraccio come “segno” di un addio viene legittimato dalla forza devastante del messaggio televisivo (cui la stragrande maggioranza di persone dà il valore di un media che fa vedere le cose che accadono, è neutrale e, quindi, incapace di mentire). Tanto più se l’evento avviene in diretta e con il commento di un giornalista. E’ una delle perversioni della televisione.
Estrapolare dal contesto fornendo solo un frammento della realtà è esattamente manipolazione dell’informazione e mi chiedo come mai gli stessi giornalisti-aspiranti psicologi abbiamo trascurato che per ben tre volte il buon Kakà si è battuto una mano sul petto in segno di amore per la tifoseria che lo osannava? Come mai a quel “segno” non è stato dato un significato diverso: Kakà sta comunicando il suo amore, il che fa pensare che non andrà via dal Milan. Eppure il lavoro di interpretazione era egualmente “semplice” e altrettanto banale. Chiunque (non bisogna mica essere giornalisti per farlo) poteva in un caso (gli abbracci) o nell’altro (la mano sul petto) arrivare alle medesime conclusioni.
Ieri la Rai in una bellissima trasmissione ha fatto vedere immagini esclusive ed inedite dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia. Un documentario con contenuti violenti ed azioni selvagge subite dalla popolazione praghese. Subito dopo ha mostrato le immagini del telegiornale che contemporaneamente veniva trasmesso in Unione Sovietica: le truppe venivano accolte “fraternamente” dalla popolazione, anzi il commento diceva che la gente e il governo cecoslovacco avevano auspicato un intervento dei sovietici. Un esempio classico di manipolazione che a Mosca raggiunse, però, perfettamente i suoi obiettivi. La tv è uno strumento potente e va usato con cautela e competenza. Non a caso un filosofo come Popper in anni che possono apparirci assai lontani invocava una “patente” per chi lavora in televisione (giornalisti, operatori di ripresa, produttori, registi).
L’immagine (animata e no) ha una forza devastante perché trasmette la percezione di essere neutrale e reale, ma se non si conosce o si occulta il contesto o se ne trasmette un frammento con un commento parziale, il destinatario avrà una cognizione sbagliata dell’evento venendo coinvolto in modo emotivo e irrazionale. Per questo Roland Barthes, studio del linguaggio dei segni diceva che “la foto è un messaggio e allo stesso tempo un complesso di messaggi concorrenti”.
Mi viene in mente un esempio classico, quello del fotoreporter Eddie Adams che nel 1968 vinse il premio Pulitzer grazie ad una foto (guarda a fine pagina) che riprendeva il capo della polizia di Saigon che puntava un revolver alla tempia di un ragazzo un attimo prima di aprire il fuoco. Adams non solo vinse il prestigioso premio, ma sollevò un legittimo e naturale senso di sdegno che permise agli oppositori del governo americano di formulare accuse sulla tolleranza di violenza ed esecuzioni sommarie. Solo mesi dopo se ne apprese il contesto reale: quel ragazzo pochi minuti prima era stato sorpreso ad un uccidere una donna e i suoi sei figli mutilandone i corpi in modo spaventoso. Certo, questo non legittimava ugualmente il comportamento dell’ufficiale, ma ne chiarì il contesto.
Torniamo a Kakà, che nella relazione con i fatti appena esposti rischia di diventare una vicenda persino marginale: non lo è per la popolazione dei tifosi che viene coinvolta in modo emotivo ed irrazionale nell’interpretazione dei messaggi . Per questo ai giornalisti viene chiesta una nuova professionalità che vada bel oltre la “semplice” interpretazione che permette ad un telespettatore qualunque di riconoscersi: “ha ragione quel telecronista, lo penso anch’io” . La tv punta al dettaglio caricandone i contenuti, ma trascura il contesto. La moviola in questo senso è emblematica. Nelle trasmissioni sportive si discute sempre dei dettagli, mai della partita nel suo complesso. E la cronaca spinta alla massima profondità, non l’analisi a prevalere. E ci si accapiglia su un episodio, quasi sempre ininfluente nel contesto generale dell’evento.
Un meccanismo così banale e rituale che basta andare su You Tube per scoprire quanto siano ripetitivi, stereotipati e schematici i temi in discussione. Per questo vi lasciamo ad un altro abbraccio. A quello tra Ancelotti e Seedorf in occasione della gara del 21 settembre scorso (Milan -Lazio 4 -1). Gli attori (quelli fuori dal campo, intendo) delle interpretazioni sono quasi tutti gli stessi.
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| La foto con cui Eddie Adams vinse il premio Pulitzer nel 1968 |
Lascia un tuo commento ▼ (2 commenti inseriti)|
pippo Inviato il 18.01.2009
alle ore 13:54 |
bravo. la potenza della tv. ormai se fa avanspettacolo. e, purtroppo, il milan è la stella peggiore di questo pessimo spettacolo. trstezza. |
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Kaka' unico fenomeno Inviato il 19.01.2009
alle ore 15:18 |
se Kaka' andra via il Milan perera' almeno la meta dei tifosi e pochi resterano loro fan visto che il migliore giocatore del mondo lasciera la squadra piu forte del mondo!! |

