
13 febbraio 2009
Derby Inter-Milan
campioni e... bidoni
Il 270esimo derby milanese ha un mucchio di spunti, ma c'è chi preferisce avvelenarlo con le sciocchezze sul trasferimento di Ancelotti
E' più forte di qualsiasi cosa. Non c'è proprio nulla da fare. Ibrahimovic? Ronaldinho?? Maicon? Pirlo? No, no parliamo del mondo dell'informazione. Qualcuno un giorno se ne occuperà e d'altra parte il fenomeno del “muckrakers”, il giornalismo sensazionalistico che raccoglie e diffonde spazzatura purtroppo non è nuovo. Nel giornalismo americano la vena sensazionalistica ebbe il suo sviluppo tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 e nella storia sociale della comunicazione passa sotto la definizione di “yellow journalism”. Fare di tutto pur di vendere qualche copia in più.
I “tormentoni” di Kakà e Cristiano Ronaldo non sono bastati, ora torna quello di Ancelotti e già che ci siamo perché non fare un riferimento anche a Mourinho? Bisognava pur avvelenarla questa sfida o no?
Il 270esimo derby è ricchissimo di elementi tecnico-sportivi. Ci sono da godersi: una festa del calcio, il confronto tra due intelligenze calcistiche (Ancelotti-Mourinho), la disputa tra due tifoserie che contano nel Belpaese più di 10 milioni di “tifosi unici”. Eppure non basta.
Quindi ecco spuntare il Chelsea, poi il Real Madrid, poi..., poi...,poi... Fantasia in libertà per spararle più grosse. Non è un bel vedere giacché se la gente riflettesse un po' di più o, semplicemente, avesse più memoria si renderebbe conto che tutti i colpi di mercato presentati come sensazionali nessuno va in porto. Le società trattano in gran segreto gli affari, veri, i procuratori fanno filtrare solo le “indiscrezioni” che portano loro un vantaggio o disturbano eventuali azioni di mercato, i giornalisti sportivi credono di avere una “rete” di informatori. Ognuno ha il suo esperto in... scempiaggini. Dovrebbe passare alla storia del cattivo giornalismo l'ultimo eloquente esempio di Sky sport in cui in tre davano per scontato e ormai ineluttabile il passaggio di Kakà al Manchester City mentre Berlusconi lo dichiarava incedibile con una telefonata ad un'altra emittente.
Ancelotti ha detto che vuole battere il record di “anzianità” di Nereo Rocco, ha già fatto sapere di aver detto già una volta di “no” ad Abramovich, ma non basta. O meglio non serve. Non serve alcuna dichiarazione vera se si decide di pubblicare una notizia falsa. Una notizia che passa dalla tv al giornale e poi al web e poi alla radio, torna in tv e riprende il suo percorso circolare ed autoreferenziale: in mezzo ci sono milioni di telespettatori, lettori, internauti, radioascoltatori che discutono del nulla. Discutono di una non notizia. Non è questa la sede per discutere del “valore” del tempo. Ci mancherebbe altro. Tuttavia basta un concetto elementare: se si impiega un minuto a discutere del nulla, quello stesso minuto è sottratto a un percorso che, invece, avrebbe portato conoscenza. D'altra parte l'informazione “segna” l'agenda degli argomenti di cui si discute e sarà ancora a lungo se non crescerà il “senso critico” di una popolazione di consumatori capace di riconoscere una bufala da una notizia. Operazione impossibile perché la disponibilità dei mezzi di informazione (web in testa) ha allargato la possibilità di accesso e ha ulteriormente abbassato il livello della professione.
Pensate cosa accadrebbe se fosse concesso a chiunque di operare da medico senza esserlo (oppure diventandolo a buon mercato), di aprire una clinica senza controlli ed autorizzazioni, di somministrare terapie senza sapere esattamente quali sono i principi attivi dei farmaci. E' quello che sta succedendo da anni nel giornalismo e in fin dei conti i "bidoni" su Ancelotti e dintorni sono quelle che fanno perdere del tempo, ma non generano danni incalcolabili. Ma il resto...
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