
In fatto di marketing e comunicazione il Bari calcio è oggi un esempio da manuale. Nel senso che se uno vuole sapere cosa non si deve fare il Bari calcio rappresenta un esempio illuminante. Naturalmente i più (giornalisti compresi) si misurano sul terreno della pedata e del modulo di gioco. Piace ai tifosi, piace ai presidenti (che hanno sempre più il vizietto di scrivere la formazione). Per gli allenatori il piacere si miscela con il dovere. Si cerca di investire nei calciatori (attività per la quale occorrono fiuto e soldi), nel vivaio della squadra, nella rete di osservatori.
Tutto ciò rivela quello che tecnicamente in termini di marketing si chiama “orientamento al prodotto”. E' un'impostazione vecchia (purtroppo comune alla quasi totalità della piccola e media impresa meridionale), dannosa e sprecona perché non riconosce opportunità di business, di notorietà e di visibilità al di fuori di tradizionali e elementari attività di gestione ordinaria. Sport, tempo libero e cultura sono settori in cui l'”orientamento al mercato” consente straordinarie opportunità in termini economici e di valore del brand. Ma è anche il settore in cui il management deve avere competenze non comuni. In questo senso a parte rari esempi l'Italia è ancora all'anno zero.
La vicenda di Conte come si inserisce in questo discorso? A pieno titolo. Il Bari non ha saputo confermare subito l'allenatore vincente che grazie al suo successo era entrato nell'orbita della Juventus. La società biancorossa è apparsa una... terza scelta. Conte, infatti, ha lasciato chiaramente intendere di voler comprendere le intenzioni della società firmando per un solo anno. In termini di percezione il Bari non ha fatto altro che continuare a farsi del male. Oggi il quadro è completo.
Chi crede alla favola della separazione consensuale? Conte va via perché non ha garanzie sufficienti sulla consistenza della campagna acquisti. Il messaggio impiegherà poco a impadronirsi del popolo di tifosi. Un popolo tanto rapido a esaltarsi quanto a deprimersi (una cartina di tornasole sarà il numero degli abbonamenti).
Conte ha un... limite che molte “proprietà” non sopportano: ha carattere e competenze. E' davvero troppo. E, anche se Conte ha deciso di tagliare corto e di non sacrificarsi come è accaduto ad altri bravi allenatori transitati dalla città pugliese, il Bari continua a rimanere in credito con lui.
Aveva dato alla squadra (e alla società) un'immagine nuova, dinamica, accattivante, vincente. Un processo di cui il Bari ha bisogno, ma che non avverrà per il semplice fatto che la proprietà non ne avverte il bisogno. Il che è peggio.
Nella foto Today, Antonio Conte
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gino Inviato il 23.06.2009
alle ore 18:19 |
Questa analisi mi piace perché non si limita ai soliti ragionamenti da bar dello sport su schemi, tattiche e moduli. E' una spiegazione tecnica ma riferita ad un piano economico e di marketing. E alla fine di questo ragionamento siccome ho in simpatia Conte gli dico: hai fatto bene!!! |
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puffo Inviato il 23.06.2009
alle ore 18:23 |
E' irritante vedere i presidente delle squadre di calcio lamentarsi perchè le cose vanno male e perdono un sacco di soldi, quando sono i primi a farle andare male. Uno come Conte andava sostenuto, fatto crescere. Ci vuole apertura mentale, Conte vuole costruirsi una carriera ispirandosi ai grandi allenatori inglesi - che fanno anche da manager - Purtroppo qua siamo ancora a una mentalità da campo di parrocchia |
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Tony Inviato il 23.06.2009
alle ore 18:43 |
Giusto. E' tempo di scrivere ciò che si deve scrivere: la verità. Il Bari è una pseudo-soceità e va detto. Prendere esempio dal Chievo. Anche in fatto di comunicazione. Il feudalesimo è lontano. |
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roberto Inviato il 23.06.2009
alle ore 21:06 |
grazie conte di tutto hai fatto bene perchè matarrese prioprio tirchio vuole avere e non vuole dare ma le dimissioni matarrese quando li darà!!!!!!!!!!!!! ciao a tutti i baresi FORZA BARI |

