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6 agosto 2009

Bari, il Santo e il texano
(e presto lo sceriffo)

 L'annuncio dell'imminente acquisto della società da parte della holding di Dallas ha già acceso entusiasmi e fantasie. Ma occorre riflettere


Bari è una città facile preda dei sogni, delle simbologie, dei paragoni. E poi come declama il detto più famoso di quella popolazione “San Nicola è amante dei forestieri”. Mostra più di quel che sa e vive un rapporto con la realtà spigoloso e dilatato. E’ una città dalle imprese più narrate che vissute in cui persino la “rapina” delle ossa del patrono cittadino, San Nicola appunto, è stata propagandata come un’azione dettata dalla devozione e dall’amore per il Santo. L’hanno chiamata (generosamente!) “traslazione”. Ora arriva il texano e si impiegherà qualche giorno a capire che mr. Barton nulla ha a che fare con il petrolio, ma si occupa di Real Estate per giunta con immobili di lusso.
I più ora sognano acquisti milionari: a Bari basta aver pescato un pesciolino da 200 grammi per descrivere imprese degne de
Lo squalo di Steven Spielberg. Barton è il “forestiero”, il nuovo eroe cittadino cui il sindaco Emiliano (un barese doc dei nostri tempi, intendiamoci) non tarderà a consegnare le chiavi della città barese ed un mucchio di complimenti (salvo poi ricredersi al primo contrasto).
L’interesse di una multinazionale con legami, ramificazioni e partnership in tutto il mondo dovrebbe suscitare qualche interrogativo serio. Partendo dalla comprensibile premessa che sino a qualche tempo mr. Barton ignorasse persino l’esistenza di Bari si può proseguire affermando che certamente non è l’amore per i colori biancorossi, ma gli affari che l’hanno mosso. Già ma quali?
Per quale ragione la squadra di calcio di una città del Sud Italia suscita l’interesse di una società texana? Non è facile rispondere a meno che non si voglia rispondere con i solititi teoremi da cameriera che riguardano la “
visibilità” e così via. Chi può pensare che una società texana che dispone di ingenti risorse abbia bisogno di una squadretta come il Bari per ottenerne un ritorno? Il Bari non ha scudetti, champions e Coppe Italia da vantare: le uniche esperienze internazionali fanno riferimento a scassati tornei anglo-italiani degli Anni Sessanta e alla Mitropa Cup. L’obiezione più banale è “questi hanno un progetto”. Sì ma per cosa? Un progetto di sviluppo esiste se c’è un mercato. Ed è ben difficile credere che il mercato che interessa a mr. Barton sia quello calcistico.
Certo le premesse per novità significative ci sono tutte. L’impatto sull’organizzazione societaria sarà devastante. Da una conduzione… familiare (in tutti i sensi) e rigorosamente orientata al prodotto si passerà ad una società orientata al mercato. E’ probabile che Bari e il Bari scoprano presto cosa sia una società che si avvale delle funzioni di marketing e comunicazione (da non confondere così come desolatamente accade da anni con l’ufficio stampa). Più che una squadra c’è da sognare una società.
Certo l’interrogativo di base ("perché proprio a Bari?")
 al momento resta senza risposta, ma prima o poi la troverà. Intanto la città è pronta a issare la bandiera texana. San Nicola è amante dei forestieri ed è vero. I baresi hanno perso tante cose a cominciare dall’ex principale giornale finito in mani siciliane e risucchiato in un declino inesorabile (più del 50 per cento delle copie perse in due decenni). Per non parlare dei teatri, della mezza provincia perduta, della leadership regionale decaduta. Eppure la città festeggia. Chi vuol scommettere che presto i giornali pubblicheranno la foto di Emiliano vestito da sceriffo?

(Nella foto Today, i tifosi in festa dopo la promozione in serie A)

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gianni
Inviato il 07.08.2009
alle ore 10:53
Emiliano vestito da sceriffo è un giusto sbocco di un processo in atto da tempo. Emiliano è il più grande sceriffo di tutti i tempi. Ci fosse Sergio Leone... Bravo Castellazzi: ci fai sognare.


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