
11 novembre 2009
Olimpiadi: il "no" a Bari
Sentenza in stile... Coni
È sconcertante che un apparato disastrato come il Comitato olimpico stronchi candidature. Cosa sarebbe costato a Petrucci chiedere un dossier?
È sorprendente come una macchina esemplare sul piano della burocrazia abbia dimostrato rara tempestività nello stroncare la proposta di candidatura di Bari alle Olimpiadi del 2020 avanzata dal sindaco Michele Emiliano. I Giochi sono fatti? A "Palazzo H" sembra proprio di sì. Petrucci, presidente del Coni, ha bruciato tutti sul tempo ed ha dichiarato irricevibile la proposta di Bari.
Ma quel che è più sconcertante in questa vicenda è che un apparato disastrato come il Coni esprima giudizi, sputi sentenze, stronchi candidature. Uno tra i più grandi "carrozzoni" nazionali che con manìe di gigantismo, narcisismo e protagonismo ha regolarmente fatto registrare record mondiali in termini di sprechi e di ritardi si erge a giudice. E' davvero una storia tutta italiana. Non sono bastati Italia '90 (con le miliardarie piste di atletica imposte e mai utilizzate in stadi che erano destinati al calcio), le Olimpiadi di Torino e i Mondiali di nuoto di Roma per tacitare coloro che non hanno davvero nessuna competenza sulle materie che pretendono di insegnare. Se la mancanza di vergogna approdasse alle Olimpiadi avremmo una straordinaria sequenza di medaglie d'oro.
Quanto Bari possa realisticamente fare è difficile da dire, ma quel che è insopportabile è il pregiudizio di burosauri che in qualsiasi Paese serio sarebbero in pensione da tempo. Petrucci non è che la punta di un iceberg. Dietro di lui i soliti noti. I nomi? Sono gli stessi da 30 anni. Si ridistribuiscono seggiole e poltrone. Un'operazione di riciclaggio che sa di miracoloso. In tutto questo la stampa "libera e democratica" fa sempre finta di non vedere nulla: troppi interessi e troppe incrostazioni.
Cosa sarebbe costato a Petrucci (e al gruppo che muove i fili di questa intricata e intrigante operazione) intimare a Bari un... ultimatum? In una relazione normale (e sportivamente "educata") avrebbe potuto dire: "Grazie per la lettera, ma non è sufficiente, attendiamo in 3 giorni un dossier con argomentazioni che possano rispondere ai requisiti del CIO e della carta olimpica". Invece no: irricevibile. E basta. In quanto a protocollo e cerimoniale il presidente del Coni si mostra abbastanza sprovveduto visto che un sindaco rappresenta una popolazione e non una società sportiva di una borgata romana (con tutto il rispetto si intende). La domanda è semplice: perché non si consente ad una tra le prime dieci città italiane di proporsi salvo poi rimettersi ad un giudizio sereno e competente?
Quello di Petrucci (che a Bari si è anche recentemente distinto per una serie di imprecisioni sui Giochi del Mediterraneo del '97) è un colpo secco (oltre che significativamente rozzo) nel tentativo di stroncare ogni... velleità di una città del Sud. Trionfo del preconcetto o un'azione di killeraggio? Da una parte i fatti: gli sprechi di Roma, di Italia 90 e di Torino. Dall'altra il pregiudizio. Un quadro desolante che però nella civiltà dell'immagine ha impressionanti capacità di... trasformazione. Un'autentica metamorfosi che porta alcuni signori a recitare davanti alle telecamere il ruolo di rigorosi censori. Tanto incredibile quanto possibile.
La mancanza di senso critico e l'assegnazione al ruolo di mera amplificazione di messaggi fa il resto con una stampa sempre in ginocchio davanti ai notabili dello sport nazionale. Si fa un gran parlare di Olimpiadi sostenibili. Chiacchiere. Se quei giornalisti (comprese le acclamate... stelle di prima grandezza che a parole combattono caste e dintorni e nei fatti esprimono giudizi senza conoscere granché) che tanto discettano avessero semplicemente sfogliato le carte del Cio avrebbero individuato tre punti elementari a forte contraddizione. Il Comitato internazionale assegna voti da 2 a 5 per gli 11 punti ritenuti fondamentali. Bene, all'impatto ambientale vanno solo 2 voti contro i 5 degli impianti (con l'imposizione di una capienza media di ben 12mila spettatori), i 5 dell'ospitalità della Famiglia Olimpica (che, manco a dirlo, apprezza trattamenti sontuosi), i 5 della concentrazione degli impianti (in un raggio di 10-15 km dal villaggio olimpico). Altro che Olimpiadi sostenibili si chiedono interventi massicci e concentrati sul territorio. Ma è più facile stroncare Bari (o Palermo) piuttosto che studiare le carte e fare del buon giornalismo. Se il Coni irride, le testate ci sguazzano.
Comprese quelle locali che hanno dato fiato all'opposizione di centrodestra che accusa la giunta barese di mancanza di realtà e senso di concretezza. Una posizione singolare se si considera che il candidato sindaco di centrodestra, Simeone Di Cagno Abbrescia, aveva tappezzato la città con poster giganteschi in cui provava a suggestionare gli elettori con ardite comparazioni e ancora più audaci aspirazioni: Baricellona, Barigi, Bari York. Ma anche per questo occorrono memoria e senso critico. Entrambe, purtroppo, non sono discipline olimpiche.
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