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16 luglio 2008

Ora il bel calcio chiede tutela

 Abbiamo fuoriclasse unici, ma anche difensori privi di scrupoli. I dirigenti del calcio italiano hanno il dovere di tutelare un grande patrimonio


Arriva Ronaldinho, dunque. E si aggiunge alla lista di grandi fantasisti che si apprestano a regalarci numeri che ci faranno amare ancora e sempre di più il calcio. L'Italia si ricandida a campionato più spettacolare d'Europa, ma non è certo che questo accada. Non è certo per la spettacolarità di altri campionati (spagnolo e inglese in testa), ma è ancora meno certo per il fatto che nel nostro campionato, al di là delle rituali dichiarazioni e dell'enfasi dei commentatori, la tutela dei talenti è un obiettivo ancora tutto da raggiungere.
Troppa tolleranza giustificata da definizioni idiote come “gioco maschio” e via dicendo. Già, perché cosa si intende per gioco maschio? Contrasti poderosi o interventi criminali? Ne abbiamo viste di entrate che avrebbero meritato il massimo della condanna e che sono state graziate con un cartellino giallo. E via il solito stupidario di paragoni con altre discipline sportive. Ora va di moda il rugby e via dunque all'esaltazione del coraggio, della forza e dei contrasti. Nulla più che uno stupidario, giacchè il rugby ha in quelle peculiarità la sua bellezza e il suo gioco. Il calcio no.
Il calcio sta nella capacità di disegnare una parabola, di dettare un passaggio, di saltare un avversario. E poi velocità, dribbling, triangolazioni. Se ci priviamo di tutto questo uccidiamo lo spettacolo.
Dunque, i santoni di federazione, lega e associazione arbitri mostrino per una volta un po' di unità e di capacità nel tutelare il patrimonio. Possiamo avere Ronaldinho, Totti, Giovinco, Miccoli, Kakà, Pato e via dicendo, ma serviranno a poco se daremo a difensori poco tecnici la licenza di uccidere il bel calcio.
Quello che arriverà tra poco più di un mese corre il rischio di essere uno tra i più bei campionati degli ultimi anni. Rovinarlo per le pedate di qualche cialtrone e le giustificazioni di chi alla plasticità di un movimento preferisce la brutalità di una falciata sarebbe davvero un delitto. Bisognerebbe parlar chiaro e farlo subito. Facendo poi seguire i fatti alle parole. Certezza della pena, almeno nel mondo del calcio.

Nella foto (today) l'arbitro Rosetti

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gianni
Inviato il 16.07.2008
alle ore 16:18
Mi piace sentir parlare di "certezza della pena, almeno nel calcio". Nella nostra Italia pallonara ci sono molti difensori addestrati all'arte del fallaccio. I campioni sono fauna pregiata. Vanno difesi, nell'interesse dello spettacolo.


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