
7 agosto 2008
Cominciano i Giochi
lo Sport ha già vinto
Nonostante il doping, le polemiche e la politica, le emozioni restano intatte
C'era una volta l'Olimpiade... e, tutto sommato, c'è ancora. Naturalmente gli scettici, i bastian contrari di professione, i depressi cronici che mai hanno sudato in palestra una sola volta non fanno altro che parlare di doping, di sport drogato dalla pubblicità, degli interessi degli sponsor, del ruolo della tv e dei media in generale. Non che non ci siano molte verità, ma tutte prescindono nelle deliranti ed ossessive analisi contro le multinazionali che governano il pianeta che esiste un elemento fondamentale che ha un nome preciso: pubblico.
Senza di esso casca tutto il castello di analisi e... controanalisi (giusto per rimanere in tema di doping) e spesso i disfattisti dalla psicologia di risulta lo ignorano. Già, ignorano quel pubblico che con il suo gradimento sancisce sempre il successo (e, naturalmente, l'insuccesso) di un evento, di uno sport, di una manifestazione.
L'Olimpiade ha un richiamo enorme: tradizione e innovazione, plasticità e velocità, calcolo e potenza, eleganza ed esplosività. Il gesto sportivo è la sintesi di quanto di meglio il genere umano possa esprimere nella difficile coordinazione neuromuscolare. Una sintesi della vita, una manifestazione plateale del codice genetico, una miscela meravigliosa di forza e mente. E poi la competizione: la lotta contro l'avversario, contro il tempo, contro una misura. L'impresa individuale, l'armonia e la compattezza di una squadra.
E' qui la forza dello sport olimpico, quello che riesce a dare visibilità anche a campioni unici e straordinari costretti all'anonimato per quattro anni.
Il resto è il “mercato dello sport” un mercato che alimenta e si alimenta con l'attività sportiva. Un mercato degenerato a causa di profitti sempre maggiori e di risultati che tradiscono il messaggio olimpico e sportivo. Eppure tutto ciò non disorienta il pubblico. Che insegue e segue i suoi eroi alla ricerca di un primato, di un gol, di una stoccata, di una parabola da tre punti.
Dire sport, significa dire Olimpiade ed entrambi portano emozioni, brivido, lacrime, sudore.
Lo scopriranno anche i cinesi. Un pubblico abituato a considerare lo sport più come medium, come proiezione di un regime che tenta di attenuare le brutture di un'organizzazione disumana e intollerante con le performances della sua gioventù migliore. E' già successo con la Germania nazista e con l'Unione sovietica. Per non parlare di quei Paesi ex comunisti dove il doping era somministrato dallo Stato senza che sapessero nulla di marketing e sponsor.
Ogni giorno ci raggiunge una notizia con un atleta dopato. Gli italiani sono tutt'altro che esenti a dispetto delle dichiarazioni di facciata di un ambiente sportivo che a parole punisce tutti e nei fatti è pronta a far rientrare chiunque dalla finestra.
I controlli sono maggiori, ma la chimica contrabbandiera si fa ogni giorno più furba. Godiamoci questi giorni di gare nella speranza di non dover vedere altri atleti restituire medaglie. E speriamo di vedere svettare il tricolore al soffio delle note di Mameli. Noi a quest'Italia ancora ci crediamo. Vinca il migliore.
(Nella foto la medaglia celebrativa delle Olimpiadi di Roma del 1960)
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Sul piano del marketing e della comunicazione la vicenda Conte è stata gestita nel peggiore dei modi favorendo una percezione negativa che si riverbererà anche sulla campagna abbonamenti.
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12 febbraio 2009 Signori, c'è Inter-Milan eccolo "il" derby vero

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19 gennaio 2009 Kakà e il Milan questa è poesia

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18 gennaio 2009 L'abbraccio a Kakà e i cattivi psicologi

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Un gesto consueto trasformato in un evento da un gioco di inquadrature, regia televisiva, "audace" interpretazione di giornalisti e commentatori. Ma la realtà è sempre più complessa e con più facce
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17 gennaio 2009 Kakà e i milanisti una storia d'amore

I 100-120 milioni offerti dallo sceicco misurano il valore tangibile del calciatore, non quello intangibile (che per il Milan è una miniera d'oro). La società sta per commettere il più grande imperdonabile errore della sua storia

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