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5 novembre 2008

Caccia al tecnico:
ora tocca a Mourinho

 Dopo Ancelotti, Ranieri, Spalletti è il turno del tecnico nerazzurro: le previsioni dei giornalisti tutte smentite dai fatti. Ma nessuno arretra. Chi sarà la prossima vittima? Una spirale assurda


E' l'ora di Mourinho. Prima Ancelotti, quindi Ranieri, poi é Spalletti. Tutti nel mirino della stampa... specializzata in processi sommari e relative crocifissioni. Per favore è solo un'immagine non il tentativo di mischiare il sacro col profano. Ma è anche il tentativo di guardare con lucidità un mondo che nell'esasperata corsa al sensazionalismo è in affanno, ma ancora non se ne rende conto.
Una riflessione. Ancelotti era dato per partente, Ranieri per esonerato, per Spalletti già strisciavano (tra i soliti disinformati) i nomi dell'eventuale successore. Naturalmente un messaggio stonato in un contesto in cui tutte e tre le società hanno regolarmente chiarito che non avevano alcuna intenzione di rinunciare agli allenatori (tutti e tre) che con risultati diversi hanno fatto la fortuna delle loro squadre negli ultimi anni.
Ancelotti, Ranieri e Spalletti hanno smontato castelli di sabbia con i risultati, ma ciò che sorprende non è più la mancanza di lucidità nelle analisi (bastano 3-4 partite negative a demolire il lavoro di un “signor” allenatore?), ma la totale incapacità di accennare ai propri errori e poi di scusarsi.
A commento del mio ultimo articolo un “anonimo” signore (giacché il web 2.0 sarà pure interattivo, ma permette a chiunque di urlare, imprecare, condannare, sancire senza declinare le proprie generalità) ha definito uno spasso i giornalisti che criticano i giornalisti. Non voglio polemizzare con chi evidentemente crede che le categorie del lavoro (dunque anche medici, avvocati, ingegneri, ciabattini, camerieri e cosi via) debbano essere gruppi monolitici pronti a difendersi in modo corporativo. Il problema è di chi non ha strumenti culturali per comprendere che ognuno interpreta la professione secondo regole tecnico-professionali apparentemente “canoniche”, ma con un'onestà intellettuale assolutamente personale.
Beh, questo giornalismo che esalta i giocatori quando le squadre vincono e crocifigge (sempre con la raccomandazione in premessa) gli allenatori quando si perde ha stufato. Dico di più. Il livello degli allenatori italiani è così cresciuto che si è creato quasi uno iato (e sempre più sarà così) tra una categoria di giornalisti che fa sempre le stesse domande (ponendo quesiti subdoli e volendo dare la sensazione di fare domande imbarazzanti) e quella degli allenatori che non mancano di sottilineare (in modo verbale e non verbale) la frivolezza di certi interventi.
L'esito è devastante: il 90 per cento degli opinionisti è ormai costituito da calciatori, il restante dieci per cento per finire nel mirino delle telecamere deve sfoggiare la sciarpa a ferragosto, occhiali stravaganti e fare ricorso ad un abbigliamento multicolore nel tentativo accendere l'attenzione del pubblico televisivo e quello delle clac degli studi televisivi. C'è di che vergognarsi.
Ma non si arretra, anzi. Avanti con la prossima vittima: e ora sulla brace c'è Mourinho che ha dalla sua un'altra peculiarità negativa per la stampa: risposte intelligenti per domande il più delle volte scontate e stupide.
Passerà presto. Il tempo di rimettere in carreggiata quest'Inter disorientata. Chi sarà la prossima vittima? Gli allenatori “illustri” sono già stati tutti impallinati. E Donadoni per ora fa il commentatore. Un bel problema da risolvere per i giacobini di casa nostra.

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Domenico
Inviato il 05.11.2008
alle ore 15:13
Certo, il mondo del calcio è una bella giostra. E i giornalisti si divertono a cavalcare ogni situazione. Solo per il vizio di sparacchiarla grossa. E per il difetto di avere pochi argometi seri da esporre. Comunque, Mourinho non è un fenomeno. E' bravo come gli altri.


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gino
Inviato il 06.11.2008
alle ore 00:16
E' un discorso che si può condividere. Ma non si deve dimenticare che i giornalisti sono su una giostra su cui girano tutti: giocatori, allenatori, presidenti, dirigenti, veline e sottobosco che vive alle spalle del calcio. O no?


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