
12 giugno 2008
Il "potere" del Lecce
Ad un passo dalla serie A al termine di una stagione costruita pensando ad un solo obiettivo: la promozione
In piena febbre da europeo con un'Italia che sta mettendo a dura prova capacità e competenze di un popolo dalla spiccata vocazione da commissario tecnico, rischia di passare tra le minime l'epilogo dell'avvincente campionato di serie B. Proprio nel momento in cui l'ambizioso Lecce sta mettendo a frutto il lavoro di (almeno) un paio di anni. Ieri sera ha messo il primo piede in serie A battendo l'Albinoleffe a Bergamo. Ora deve completare l'opera. L'appuntamento è per domenica: partita di ritorno e poi - se va bene - per la festa della promozione.
Bene, ma non è questo che interessa al PuntoFranco.
Al di là dei meriti acquisiti sul campo (una valanga di gol, bellissime giocate, una grinta ed una tenuta del gruppo invidiabili alla formazione migliore della serie A, eccetera) dietro questo successo ci sono meriti da attribuire in altre sedi. Per esempio alla società che alla fine dello scorso campionato decise che il 2008 sarebbe stato l'anno della promozione. Per questo ha costruito una squadra solida, attrezzandola per fare il salto, a gennaio l'ha potenziata e non ha fatto mancare il sostegno al suo tecnico. Chiamato - appare quasi inutile ricordarlo - con una precisa missione: portare la squadra in serie A.
Tutto questo rappresenta un esempio. Un esempio per tutti, a cominciare da quelle società che si accontentano di vivacchiare, senza infamia ma anche senza lodi, nella serie cadetta. E che poi magari soffrono di vittimismo quando subiscono un torto arbitrale o parlano di congiura quando le cose non girano per il verso giusto. Come si diceva una volta, volere è potere. E il Lecce lo sta dimostrando.
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