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25 giugno 2008

Il "Calcio italiano"
un marchio dimenticato

 Il mercato sempre più orientato all'estero non porterà niente di buono. E il risultato della Nazionale lo dimostra


Il calciomercato italiano è - al contrario di quello che appare dalle centinaia di notizie che circolano ogni giorno - falso, anemico e senza grandi idee. Un po' come si è rivelata la Nazionale italiana agli Europei: grandi nomi, poco gioco, un pizzico di buona volontà e carattere quanto basta. E non è un caso. La "stanchezza" degli azzurri è anche frutto della stanchezza del calcio italiano appiattito sui campioni stranieri che spadroneggiano e condizionano piccoli e grandi club e, quindi, tutto il calcio che conta.

Attenzione: il PuntoFranco non vuole fare un elogio dell'autarchia, ma neanche la parte di chi per indolenza o ignoranza si lascia sfilare dalle mani prima un prodotto e poi un' industria che rendono bene. Ma continuando a cercare all'estero campioni, campioncini e promesse così come accade in queste settimane significa arrivare alla lunga proprio a questo punto: la perdita del "gioco italiano" un marchio affidato completamente alle nostre mani.

Nella rubrica "Disappunto", Gianni Spinelli commentando la sconfitta dell'Italia con la Spagna ha posto l'accento proprio sulla scarsa italianità del gioco del calcio... italiano. Un'emergenza apparsa inequivocabile - al di là del tifo - grazie alla squadra che ha vinto lo scudetto: l'Inter degli stranieri con un solo italiano tra i titolari (Materazzi), due tra le riserve (Toldo e Orlandoni) e uno preso dalle giovanili (Balotelli). Sicuramente un esempio da non seguire anche se - va riconosciuto - l'Inter ha comunque grande attenzione per il vivaio.

Non sarebbe neanche utile applicare le quote che vorrebbe Blatter, boss del calcio mondiale e personaggio molto discusso e al di sotto di ogni sospetto. Ha proposto di avere squadre composte da sei giocatori nazionali e cinque stranieri. Ma il valore dell'italianità (nel caso nostro) non può essere tutelato da una norma Fifa o da un decreto federale. E qualcosa che dev'essere salvaguardato con coscienza e determinazione da tutti coloro che lavorano con e per il calcio.

(Nella foto é Fabio Cannavaro con le stampelle dopo l'intervento al ginocchio: è lui il simbolo anche metaforico del calcio italiano)

Guarda i commenti degli utentiLascia un tuo commento ▼  (2 commenti inseriti)
federico
Inviato il 26.06.2008
alle ore 09:43
Fa bene Moscatelli, fa bene Spinelli. Bisogna continuare ad insistere nel bocciare il calcio italiano inghiottito dalla mania degli stranieri che giocano nei ruoli-chiave in quasi tutte le squadre... italiane. I vivai vanno rilanciati, nel senso che devono essere serbatoio relae della prima squadra. Non c'è Lippi che tenga con il pressapochismo organizzativo del nostro calcio.


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mirko
Inviato il 18.08.2008
alle ore 10:54
Attenzione: il PuntoFranco non vuole fare un elogio dell'autarchia, ma neanche la parte di chi per indolenza o ignoranza si lascia sfilare dalle mani prima un prodotto e poi un' industria che rendono bene. Ma continuando a cercare all'estero campioni, campioncini e promesse così come accade in queste settimane significa arrivare alla lunga proprio a questo punto: la perdita del "gioco italiano" un marchio affidato completamente alle nostre mani.Franco ha perfettamente ragione


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