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Sonja Henie

La regina dei pattini


Carta d'identità SONJA HENIE

Data di nascita

  08-04-1912
(12-10-1969)

Luogo di nascita

  Oslo (Norvegia)

Sport

  Pattinaggio di figura


La frase (del papà)

"Piccola, lascia perdere il pattinaggio, tu devi seguire l'inclinazione: danzare"


Video: gli esordi

Video: la carriera

Video: il cinema


A

veva dodici anni. Graziosa, dolce, sorrisino accattivante. Con i suoi pattini color d’argento, faceva parlare il ghiaccio. Era il 1924. A Chamonix, si disputavano i primi Giochi invernali della storia. Sonja Henie fece andare in estasi il pubblico. I giudici storsero il muso e non la presero sul serio: una bimba di un metro e mezzo che si diverte…
Il pattinaggio artistico, del resto, viveva una nascita travagliata, dopo le timide comparse di Londra (1908) e di Anversa (1920): le Olimpiadi temevano profanazioni, con la danza e la musica.
A Chamonix, la bimba di dodici anni (non c’erano limiti di età) fu ottava. Sul podio, salirono l’ungherese Plank Szabo, l’americana Loughran e l’inglese Muckelt. Ma alla storia passò solo lei, Sonja Henie, nata a Oslo, l’8 aprile del 1912.
Un tipetto che poi avrebbe vinto tre ori olimpici, sei titoli europei e dieci mondiali consecutivi. E che sarebbe diventata un’attrice di successo.

LA VITA - di Sonja è stata una favola. C’era una volta una famiglia benestante norvegese di Oslo. Il papà Wilhelm, nel 1894, era stato campione del mondo sui cento chilometri di ciclismo. Ed era diventato ricco, facendo il commerciante all’ingrosso.
Sonja cominciò a pattinare sui laghetti ghiacciati. Aveva come maestro il fratello Leif. Il pattinaggio era considerato un hobby, robetta per tenersi in forma. Papà Wilhelm ripeteva: «Piccola, lascia perdere. Tu devi seguire l’inclinazione: danzare».
Che papà comprensivo: Sonja fece danza classica, come desiderava, diventando presto la stella del ballo locale. A dieci anni, la mamma, tutta a sua disposizione come il padre, l’accompagnò a Londra, alla scuola della danzatrice russa Karsavina, il topo del top.
Pattinaggio più danza. Dalla sintesi, nacque il capolavoro: il pattinaggio artistico. Nacque Sonja Henie, la perfezione. Che tutti hanno cercare di eguagliare, senza riuscirci.

GLI INIZI - I lunghi allenamenti portarono la padronanza delle figure e il ballo affinò il senso del ritmo: Sonja era pronta. Così, a undici anni, la “bimbetta” si iscrisse ai campionati norvegesi di danza e li vinse. A dodici, si fece conoscere a Chamonix. Dove i giudici, severi e tradizionalisti, capirono che il canonico pattinaggio su ghiaccio era morto e che bisognava aprire alla danza.
E fu consacrazione per il pattinaggio artistico made in Oslo, autrice Sonja. Che, oltre ad aver introdotto la coreografia della danza, fu anche la prima a indossare il gonnellino corto. Sacro e profano, sempre all’insegna della classe.

SUCCESSI - Nel 1927, arrivò il trionfo in patria, al Palazzo del ghiaccio di Oslo. Il primo titolo nei campionati mondiali. Un anno dopo, primo oro olimpico in Svizzera, con punteggio altissimo. Ammirazione alle stelle. Raddoppiata. con il bis ai “mondiali” di Londra.
Sonja era ormai una star: richiesta come una regina alle corti europee. Esibizioni private e onori. In Norvegia, re Hakon la insignì con il titolo di cavaliere di prima classe dell’ordine di San Olaf.
Una carriera splendida. Unica. Con una crescita costante: la sua interpretazione del Cigno morente mise in discussione il mito di Anna Pavlova. Al Madison Square Garden di New York, nel 1930, quarto titolo mondiale, gli occhi di Hollywood le piombarono addosso. Le “figure” di Sonja avrebbero fatto il successo di film musicali, intuirono gli esperti.

CINEMA - E venne il cinema. Il più famoso produttore dell’epoca, Darryl Zanuck, della Twentieth Century Fox, le offrì un contratto di diecimila dollari a film. Lei chiese centomila, quasi per vezzo, e fu accontentata, senza indugi. Film come “Turbine bianco” (1936), “Scandalo al Grand Hotel” (1937), “Ho trovato una stella” (1949) ebbero successo. E poi “Serenata a Vallechiara” (1941), “La dama di Montecristo” (1948).
Consacrazione da diva. E partner come Tyrone Power, John Payne, Cesar Romero. Quattordici film, con carriera chiusa nel 1949, a 36 anni.
Una vita in movimento: cittadinanza americana, beneficenza per aiutare la sua Norvegia invasa dalla Germania nazista, la creazione di un ospizio per vecchi attori, trenta miliardi di lire messi insieme in dodici anni come attrice.

IMPRENDITRICE - Può bastare? Macché. Il personaggio era variegato, impressionante per dinamismo e qualità. Inventrice del pattinaggio artistico, protagonista di un nuovo genere cinematografico, non si fermò: nel 1945, constatando la sua intatta popolarità, durante le visite agli americani feriti ricoverati negli ospedali, organizzò una compagnia, “Hollywood Ice Revue”, ingaggiando i più bravi pattinatori in giro. Creò la rivista sul ghiaccio. Boom di consensi. Fra i protagonisti, pure la canadese Barbara Ann Scott, oro a Saint Moritz, l’unica che si era avvicinata a lei.

L'AMORE - E la vita privata di Sonja? Un’altra favola. Parallela. Tre mariti. Il primo fu Daniel Reid Toppin. Divorzio nel 1946, dopo sei anni di matrimonio. Il secondo prescelto fu un aviatore, Wintrhop Gardiner. Insieme, dal 1949 al 1954.
La volubile Sonja, come scrive Adalberto Bortolotti, trovò infine la felicità nel 1956, con un suo connazionale, Niels Onstad, maturo e ricco armatore.
Fino all’ultimo, Niels stette al suo fianco. Interessi comuni, fra cui la passione per l’arte. L’armatore aveva una notevole collezione personale, in parte ereditata. La incrementarono, con scelte condivise. Entrambi cittadini statunitensi, nel 1961, fecero costruire un Centro d’arte nei pressi di Oslo, dove furono accolte le loro opere.

FINE DI UN MITO - La dolce e bella Sonja era attesa da un destino crudele: nel gennaio 1969, quando aveva 57 anni, le diagnosticarono la leucemia. Volò da una clinica all’altra. Dieci mesi di guerra e di speranza, con il marito al fianco.
Sonja non voleva morire. Il 12 ottobre, inseguendo la guarigione, era a Parigi. Prese un aereo-ambulanza, per raggiungere Oslo, tappa di un’ennesima visita. E, in volo, si addormentò. Per sempre.
I pattini, il set cinematografico, i quadri…
Sono stati i pattini d’argento a rendere intramontabile Sonja Henie: dieci mondiali, tre medaglie d’oro alle Olimpiadi, sei campionati europei. Nessuna altra pattinatrice ha fatto meglio di lei.
Quel giorno, a dodici anni…

 I VIDEO DI SONJA HENIE

 
Gli esordi di Sonja Henie


 
La carriera di Sonja Henie


 
Foto di Sonja Henie: dai pattini ai set cinematografici


 

 


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