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Diego Armando Maradona

El pibe de oro


Carta d'identità DIEGO ARMANDO MARADONA

Data di nascita

  30 ottobre 1960

Luogo di nascita

  Lanús
(Argentina)

Sport

  Calcio


La frase (dello scopritore Cornejo)

«Quand’anche Maradona si presentasse a una festa in smoking bianco e gli tirassero un pallone infangato, lui non ci penserebbe due volte a stopparlo di petto»


Video: mano de dios

Video: i palleggi

Video: divinità


N 

atalia Trujilo e Mario Martinez, sposi. Erano arrivati dal Messico. Erano lì, in Argentina, davanti all’immagine sacra di Diego Armando Maradona, per far benedire la loro unione.
Classico abito bianco, lei. Completo grigio scuro, lui.
Commossi, seri e risplendenti di fede. Nella “Iglesia Maradoniana, La mano de Dios”, a Buenos Aires. Una Chiesa meta di fedeli. Perché il “Pibe de oro” si può permettere da tempo di essere una divinità. Tanto da meritarsi le Chiese, al pari di Cristo, della Madonna e dei Santi.
Natalia e Mario, dopo altri mariti e mogli: in merito, la storia è vaga e pasticciona. E narra che i primi a giurare sulla Bibbia e sul Pallone del “Pibe” furono, a Rosario, Jaquelin Veròn e Mauricio Bustamante. Era il 22 novembre del 2006. I due, illuminati dalla “Mano de Dios”, poi, andarono a sposarsi nella chiesa cattolica.

SANTITA' - Maradona. In principio, furono i napoletani ad accostarlo a San Gennaro: San Diego e San Gennaro, i due santi di Napoli. In seguito, nel 1988, due giornalisti argentini, Hernàn Amez (o Hamez) e Alejandro Veròn, volarono più alto e fondarono il primo tempio a Rosario.
La “Iglesia maradoniana, La mano de Dios” ha ottantamila fedeli, sparsi in tutto il mondo. Argentina in testa, seguita da Spagna e Messico. Tra i suoi “credenti”, Ronaldinho, Messi e Owen.
Come tutte le chiese che si rispettino, anche quella di Maradona ha le proprie festività. Il Natale si celebra nella notte tra il 29 e il 30 ottobre, giorno in cui Diego Armando venne al mondo. Nella circostanza, i fedeli si riuniscono a Rosario attorno a un albero di Natale, mentre su un maxi-schermo scorrono le immagini del gol più belli del Dio. E non mancano le parabole raccontate da qualche amico di San Diego. Fa seguito il Nuovo Anno Maradonita. Rigorosamente, gli Anni si contano a partire dal 1960, quando nacque Lui. La Pasqua è in calendario il 22 giugno, data di Argentina-Inghilterra, giorno felicissimo in cui “Dio si manifestò, rendendo pari a sé Diego Armando”.

MANO DE DIOS - Quel 22 giugno del 1986, Mondiali in Messico, l’Argentina fu vendicata dopo la guerra Falkland-Malvinas: Diego segnò al 50’ il mitico gol di mano e al 54’ realizzò la più bella rete di tutti i tempi. Da vicino, da lontano, dalla terra, dal mare, dal cielo, si udì un grido dolce e imperioso: «Diego, Dio subito».

Sia fatta la volontà… Dopo la Chiesa, i nuovi dieci comandamenti:
1. Il pallone non si disonora, come disse D10s (interpretate!) nel suo omaggio.
2. Ama il calcio sopra tutte le cose.
3. Dichiara il tuo amore incondizionato per il calcio.
4. Difendi la “camiseta” dell’Argentina, rispettando la gente.
5. Diffondi la parola di Diego Maradona in tutto l’universo.
6. Loda i templi dove predicò e i loro tappeti sacri.
7. Non proclamare il nome di Diego in nome di un unico club.
8. Ama sempre i princìpi della Chiesa maradoniana.
9. Usa Diego come secondo nome e chiama così i tuoi figli.
10. Essere una testa calda.

Eppoi venne il Diego Nostro:
Diego nostro che stai nei campi.
Sia santificato il tuo sinistro e venga a noi il tuo
calcio.
Siano esaltate le tue qualità, come in cielo, così in
terra.
Dacci oggi la nostra dose quotidiana di gol, perdona
le nostre pedate,
come noi perdoniamo la camorra napoletana, fai in
modo che non cadiamo nella tentazione di
disonorare la palla e liberaci da Havelange.
Diego…

EL PELUSA - A parte le parodie blasfeme e da pessimo avanspettacolo, Diego si annunciò speciale sin dalla nascita: nel vecchio Policlinico Evita di Lanús, sobborgo di Buenos Aires, il 30 ottobre del 1960, alle sette e cinque minuti del mattino, si sentì un vagito fortissimo. E apparve “El Pelusa”: tanti capelli, riccioli. Nero come un tizzone, piccolo. Il padre Diego Armando, detto Chitoro, appena lo vide, andò in estasi: «Dopo quattro femmine, sei il mio primo figlio maschio. Sei puro muscolo. Ti chiamerò come me». La mamma Dalma Salvatora, detta Tota, lo accarezzò con amore e non percepì che quel cosino piccolo e nero sarebbe diventato una stella. Lei metteva al mondo figli e li allattava: dopo Dieguito, arrivarono altri tre, Hugo e Raul, pure loro calciatori, e Claudia.

PRIMI PALLEGGI - A Sud di Buenos Aires, si vedevano migliaia di ragazzini come Dieguito. Tutti piccolini, tarchiati, muscolosi, fitta capigliatura nera, vestiti alla meglio. Li chiamavano le “cebollitas” (cipollette). Erano diversi dai ragazzini a Nord della città, meno muscolosi e più in ghingheri.
Diego cominciò a giocare proprio con le “cebollitas”, 11 anni, maglia rossa. Erano la “ricchezza giovane” dell’Argentinos Juniors, che aveva come presidente Prospero Consoli, un tipo arricchitosi con un’impresa di pompe funebri.
Ojeda portiere. Difesa: Trotta, Chaile, Chammah e Montana. Centrocampo: Lucero, Dalla Buona, Maradona. Attacco: Duré, Carrizo, Delgado. Al sabato, c’erano cinquemila spettatori. Per ammirare il pibe Diego Armando Maradona. Una fama crescente, subito zeppa di fanatismo. “Canal 9” volle filmare i suoi palleggi senza far toccare terra al pallone. Dopo un’ora, il cameraman si arrese e gli gridò: «Diego, fermati. Il nastro è finito».

CLASSE PURA - Mamma Tota gioiva e gli riservava le uniche bistecche di casa: solo lui doveva crescere. E Diego crebbe e mise a segno il primo gol di mano della sua carriera, contro il Velez. Offerta del presidente del River Plate: no secco del papà. Che intanto non andava più a pescare i dorados, dovendo accompagnare sempre “El Pelusa”. Lo vide giocare Omar Sivori: «Baciato dalla classe. Mamma mia, che naturalezza». Il suo scopritore, certo Cornejo, e altri, in coro, dissero: «Quand’anche Maradona si presentasse a una festa in smoking bianco e gli tirassero un pallone infangato, lui non ci penserebbe due volte a stopparlo di petto».
Pallone, amore suo. Altro che la scuola e la matematica, materia preferita. E via con la carriera. Il 20 ottobre del 1976, a meno di 16 anni, il debutto con l’Argentinos. I primi gol, il 14 novembre del 1976: doppietta al San Lorenzo. La prima volta in Nazionale. Il campionato mondiale Under 20, nel 1979. Nel 1981, Boca Juniors, scudetto, 40 partite, 28 gol.
Quindi, il Barcellona nel 1982. Il Napoli nel 1984…
Siviglia, Newell’s Old Boys, il ritiro con il Boca nel 1997…
Le squadre di club e la sua Argentina, con un Mondiale vinto nel 1986 e una finale persa in Italia nel 1990…

INFINITO - Riassumere il curriculum di Maradona è un’esercitazione minore. Il personaggio scoppia, se gli fai indossare abiti di ogni tipo.
Maradona è l’uomo dei settantamila tifosi napoletani che lo osannano al San Paolo, il 5 luglio del 1984, al suo arrivo.
Maradona è l’uomo delle trasgressioni, delle donnine, dei figli sparsi, della droga, delle strane amicizie, delle cadute, delle risalite, delle ricadute e di risalite ancora.
Maradona è l’uomo piccolo e grande. Grande e piccolo.
Maradona è l’uomo che ingrassa e fatica a respirare.
Maradona è l’uomo che lotta in clinica.
Maradona è la storia di un uomo quasi morto, ritornato vivo. Di nuovo, quasi morto e ritornato vivo.
Maradona è stato il più grande giocatore di tutti i tempi. O, comunque, uno dei più grandi.
“El Pelusa”, il “Pibe de oro”, la “mano de Dios”… Un romanzo.

I VIDEO DI MARADONA


 
Video: 1986, la "mano de dios" e il gol più bllo della storia

 
Video: Maradona in allenamento

 
Video: Una celebrazione alla Chiesa Maradoniana


 

 


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