| Carta d'identità | Luis Menotti | ||||||||||||||||||||||||
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“Ora o mai più” . Questa idea è palpabile nel popolo argentino alla vigilia del calcio di inizio del Mondiale del 1978. Il clima è ardente, il paese ospitante è da pochi anni sotto la feroce dittatura di Videla. E in più gli acerrimi rivali verdeoro fanno sfoggio delle loro tre coppe del mondo a dispetto delle zero argentine.
El Flaco (Il Magro), così chiamano Cesar Luis Menotti, deve interrompere il digiuno dell’Albiceleste evitando, tra l’altro, di farsi rinfacciare a vita la scelta di non convocare il diciassettenne capocannoniere argentino, un certo Diego Armando Maradona, perché “troppo giovane per affrontare un torneo di vitale importanza per l’Argentina”.
L’impresa viene compiuta battendo 3-1 in finale l’Olanda. Menotti diventa un eroe omaggiato anche dalle autorità del paese (negli anni ottanta queste ed altre immagini gli valgono accuse di connivenza con la dittatura, nonostante Menotti in quel periodo critichi pubblicamente il regime).
Prima di diventare un tecnico di successo, El Flaco inizia la sua carriera come calciatore: un centrocampista elegante anche se da alcuni ritenuto ‘poco efficace’. La sua prima squadra è il Rosario Central, in cui milita mentre frequenta l’Università (si laurea in chimica), passando poi in altri club argentini (tra cui il Boca Juniors), e infine al Santos, dove diventa amico di Pelè.
Proprio O Rey è tra coloro che lo convincono, smesse le vesti di calciatore nel 1970, ad intraprendere la carriera da allenatore. Menotti è affascinato dallo stile di gioco del Brasile, soprattutto gli schemi offensivi che riprende nelle sue squadre, introducendo però due accorgimenti per tutelare la fase difensiva: l’achique (ossia la trappola del fuorigioco) e la difesa a zona (una rivoluzione in un mondo in cui imperava invece la difesa a uomo).
Menotti arriva alla guida della nazionale argentina nel 1974, dopo il fallimento della spedizione al Mondiale di Germania Ovest.
Raggiunta la conquista del Mondiale argentino nel ’78, la sua avventura con l’Albiceleste si interrompe dopo le sconfitte contro Italia (2-1) e Brasile (3-1) al Mondiale di Spagna del 1982: questo insuccesso gli costa la panchina che viene affidata a Billardo, suo acerrimo nemico ( a detta della stampa che sulla loro presunta rivalità - spesso solo costruita dai giornali – ha costruito un mito)
La carriera di Menotti prosegue sulle panchine di club celebri come il Barcellona (con il quale vince la Coppa del Re nel 1983), l’Atletico Madrid, il Penarol ; per un anno è commissario tecnico della Nazionale Messicana.
Nel 1997 approda anche nel campionato italiano alla guida della Sampdoria, che però lo esonera dopo otto giornate.
L’ultima panchina di Menotti risale al 2006 con il Puebla.
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