| Carta d'identità | Edmondo Fabbri | |||||||||||||||||||||
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Ala destra di media caratura, e dalla discreta vena realizzatrice, sui campi di gioco spicca soprattutto per il carattere, milita fra le altre nell'Atalanta, nell'Inter, nella Sampdoria. Da allenatore si mette in luce sulla panchina del Mantova, portando la squadra in sole quattro stagioni dalla sedie D alla massima divisione, impresa che gli vale nel 1962 il premio “Seminatore d'oro”.
Nello stesso anno gli viene affidata la guida della nazionale italiana, reduce dal non esaltante mondiale in Cile. È un momento di accesi contrasti fra i sostenitori del gioco all'italiana e modelli di gioco più offensivi, seguiti dallo stesso Fabbri. Negli anni che precedono la spedizione al mondiale del 1966, gli azzurri impressionano per gioco e capacità offensiva, vincendo 17 partite su 26, e infliggendo anche un 3-0 al Brasile campione del mondo. Ma l'avventura inglese va storta. Fabbri polemizza spesso e volentieri con la stampa, dimostrando di reggere poco la pressione.
Il disastro raggiunge l'apice il 19 luglio 1966, con l'Italia che all'Ayresome Park di Middlesbrough affronta la Corea del Nord. La stampa sportiva definisce gli orientali come “ridolini”, ma gli azzurri, in campo visibilmente svogliati, sbagliano parecchie occasioni, subiscono un gol di Pak Doo-Ik, e non riescono a rimontare, subendo l'umiliazione di venire eliminati dai coreani in una partita che nel linguaggio comune diventerà sinonimo di disfatta.
Conclusa l'esperienza in nazionale, Fabbri allena vari club e con il Torino (1968) e il Bologna (1970) vincerà anche la Coppa Italia. Si ritira nel 1988.
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