Vittorio Pozzo 1929-48
Pochi allenatori posso dire di aver contribuito a scrivere la storia del calcio quanto Vittorio Pozzo.
Tutta la sua vita è un insieme di record difficilmente eguagliabili, di successi sportivi ed umani, e di incredibili lutti.
Pozzo nasce a Torino dove frequenta il Liceo Cavour e studia lingue prima di viaggiare, come calciatore, nei campionati di Francia, Svizzera e Inghilterra. Ma è nella sua città natale che ritorna per fondare (1906) il Torino F.C., squadra in cui milita per cinque stagioni sino al ritiro dall’attività agonistica (1911), e di cui diviene direttore tecnico dall’anno successivo sino al 1922.
Di mezzo c’è la Prima Guerra Mondiale cui Pozzo partecipa in qualità di alpino. Esperienza che lascia nell’allenatore, oltre al soprannome di Tenente, anche qualità riconosciute di rigore morale ed essenzialità, nonché l’idea di applicare il “ritiro” sportivo in preparazione di partite di particolare rilievo.
Pozzo intervalla l'attività sportiva con quella lavorativa: è infatti assunto presso la Pirelli per almeno tre volte, quando non è nominato (per esser poi successivamente licenziato) commissario tecnico della nazionale, della quale è praticamente l'unico allenatore - la prassi prevedeva una Commissione Tecnica - fino agli anni ’70 (salvo i brevi periodi di Rangone e Carcano).
Assume la guida degli Azzurri in occasione delle Olimpiadi di Stoccolma (1912), ma è dal ‘29 che inizia la saga di Pozzo e della Nazionale Italiana degli Invincibili che riesce a collezionare un’impressionante elenco di trofei: due titoli mondiali (’34 e ’38), un oro olimpico (nel ’36) e due Coppe Internazionali (1930 e 1935) con una percentuale di partite vinte pari al 65,97% delle partite giocate.
Sui campi di gioco rivale storico di Pozzo è Hugo Meisl, allenatore della Nazionale austriaca. I due sono uniti, oltre che ad una profonda amicizia, anche dall’utilizzo del cosiddetto “metodo”: entrambi, infatti, sono ritenuti unanimemente gli inventori di questo sistema calcistico.
La nazionale del Tenente non ha solo nel metodo il suo punto di forza. Elemento trainante delle sue formazioni è il nocciolo duro di giocatori provenienti dal Torino: un gruppo di fuoriclasse (come Meazza e Ferrari), allievi del commissario tecnico.
Per un crudele scherzo del destino, nel 1949 è costretto a partecipare al riconoscimento dei corpi dei suoi ex giocatori ed amici recuperati dopo l’incidente aereo di Superga, nel quale muore l’intera squadra del “Grande Torino”.
Prima di spegnersi a Ponderano nel 1968, durante gli ultimi anni della carriera, oltre a dedicarsi all’attività di giornalista e commentatore sportivo per il quotidiano La Stampa, Pozzo contribuisce alla creazione del Centro Tecnico Federale di Coverciano.
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CARRIERA DA ALLENATORE
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| 1912 |
Italia |
| 1912-22 |
Torino |
| 1924 |
Italia |
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1924-25
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Milan |
| 1925-48 |
Italia |
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CARRIERA DA GIOCATORE
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| Club |
| 1905-06 |
Grasshopper
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| 1906-11 |
Torino |
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Gli azzurri di Pozzo conquistano la seconda Coppa del Mondo nel 1938 contro l'Ungheria
