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Le grandi corse

L'epopea delle gare in pista e su strada


Ben prima dell'avvento dei piloti e delle vetture della Formula 1, la Ferrari era già diventata una leggenda, grazie alla partecipazione a gare automobilistiche divenute esse stesse leggendarie.

LA MILLE MIGLIA - La Mille Miglia è stata la corsa disputata nella pianura padana che per trent'anni – dal 1927 al 1957- ha incantato e tenuto con il fiato sospeso un'intera nazione, l'Italia, con le sue partenze che vedevano le vetture muoversi l'una ad un minuto dall'altra, i piloti più famosi del mondo e la tragicità che sempre accompagna gli eventi che si trasformano in mito. E di leggende nella Mille Miglia ne esistono tante, come quella che vuole, nell'edizione del 1930, Tazio Nuvolari sfrecciare di notte a luci spente per non farsi individuare dall'acerrimo rivale Achille Varzi. L'avventura della Ferrari alla Mille Miglia inizia ufficialmente nell'edizione del 1947, ma fu l'anno dopo la scuderia di Maranello si impose come protagonista indiscussa. Nuvolari, ormai cinquantaduenne e debilitato dalla malattia ai polmoni, al volante della 166 SC Spider della Scuderia Inter – scuderia “satellite” diremmo oggi - era in vantaggio per la gran parte della corsa, nonostante avesse perso il cofano del motore, poi il distacco del parafango anteriore sinistro, il distacco del sedile del copilota dal fondo della carrozzeria. Fu solo il cedere di una sospensione a far arrendere lo stremato pilota non troppo lontano dal traguardo. Ma per la Ferrari andò bene comunque: a vincere quell'edizione fu infatti la 166 S Ferrari di Clemente Biondetti. Aprendo un ciclo, che vedrà vincere da lì fino alla fine solo la Rossa di Maranello, eccezion fatta per gli anni 1954 e 1955. La 166 MM di Biondetti nel 1949; la 195 S guidata dall'elegantissimo conte Giannino Marzotto nel 1950; la 340 America di Gigi Villoresi nel 1951 sotto una continua pioggia battente; nel 1952 la 250 S di Giovanni Brasco, che guidava con un fiasco di Chianti in mano; nel 1953 ancora Marzotto, al volante della 340 MM; le cinque Ferrari nei primi cinque posti nel 1956 – primo Eugenio Castellotti su 290 MM -; e Taruffi, su 315 S, nell'ultima luttuosa edizione del 1957, con il terribile incidente occorso al pilota spagnolo Portago, che costò la vita a lui, al copilota, e a nove spettatori – cinque dei quali bambini -, e che pose fine alle corse della Mille Miglia facendo iniziare la leggenda.


LA 24 ORE DI LE MANS - La 24 ore di Le Mans è una corsa che si disputa ogni anno a giugno, in Francia, su un tracciato non-permanente della lunghezza di 13 chilometri, utilizzando principalmente normali strade di campagna. La prima edizione si disputò nel 1923: fu allora che nacque l'idea – che dura ancora oggi – di disputare una corsa di durata che durasse un intero giorno e mettesse a dura prova uomini e mezzi. L'unica cosa che è cambiata, da allora, oltre alla tecnologia della vettura, è il tracciato, che originariamente misurava più di 17 chilometri. La prima vittoria della Ferrari in questa competizione risale al 1947, con Luigi Chinetti e Lord Selsdon che sulla 166 MM -data per sfavorita all'inizio - regalarono alla scuderia la prima vittoria internazionale di rilievo. Il 1953 a Le Mans fu un anno triste per la Ferrari: il pilota della 340 MM Tom Cole, uscì di pista finendo contro una casa e perse la vita. L'anno dopo la 375 Plus guidata da Froilan Gonzales e Maurice Trintignant, riuscì a battere la superfavorita Jaguar di Rolt-Hamilton. Nel 1955 non ci furono Ferrari sul podio, e forse non è stato un male: quell'edizione verrà ricordata per uno dei più gravi incidenti nella storia degli sport automobilistici: la Mercedes di Levegh, coinvolta in un incidente in pista, volò sugli spalti: vi furono 82 morti e oltre 100 feriti. La Ferrari tornò alla vittoria nel 1958, grazie alla coppia Gendebien-Hill su 250 TR 58 che mantenne il comando per 22 ore. Due anni più tardi lo stesso Gendebien, questa volta in coppia con Frère su 250 TR 59/60 vinse duellando con lo stesso modello guidato da Pilette-Rodriguez. Fu il preludio al podio tutto rosso che per le sei seguenti edizioni fu una costante della 24 ore, con Oliver Gendebien che vinse anche nel 1961 e nel 1962 (in coppia con Phil Hill su 250 TRI/61 e su 330 TRI LM), con Bandini-Scarfiotti vincenti nel 1963 sulla 250 P, Guichet-Vaccarella nel 1964 su 275P e Rindt-Gregory nel 1965 su 250 LM. E la partecipazione della Ferrari a Le Mans continuò fino agli anni '70.


LA CARRERA PANAMERICANA  - La Carrera Panamericana era una gara internazionale automobilistica, su percorso stradale, che si svolse in Messico dal 1950 al 1954. Il suo tracciato di gara congiungeva idealmente il confine statunitense con quello guatemalteco e si sviluppava per oltre 3.000 km, attraverso l'intero territorio messicano, in un percorso lungo ed estremamente pericoloso, in condizioni stradali più che proibitive. Nel 1953 e nel 1954 fu una delle prove del Campionato Mondiale per Vetture Sport. La scuderia di Maranello nel 1953 era assente in forma ufficiale dalla Carrera Mexico – come già aveva disertato il Tourist Trophy in Irlanda-, ma una Ferrari correva lo stesso: la 375 MM della Scuderia Guastalla, guidata da Guido Mancini, che terminò quarta, e consentì alla scuderia di Maranello di vincere quell'anno il Mondiale grazie ai punteggi totalizzati nelle altre prove (la 12 Ore di Sebring, la Mille Miglia, la 24 Ore di Le Mans, la 24 Ore di Spa, e la 1000 Chilometri del Nurburgring): 24 punti per la Ferrari,, seguita dalla Jaguar a 24. L'anno successivo in terra messicana andò decisamente meglio: Umberto Maglioli sulla 375 MM vinse la gara, superando di 25 minuti il secondo arrivato. Quell'anno la Ferrari si aggiudicherà nuovamente il Mondiale, con 32 punti contro i 20 della Lancia.


GRAN TURISMO - Tra gli anni '50 e la prima metà degli anni '60 la Ferrari conquista altre vittorie in gare che non sono inserite nel calendario del Campionato Mondiale, ma che regalano comunque alla casa di Maranello importanti soddisfazioni.
Nel 1955 iniziò l'epoca delle Ferrari GT, con le tre vittorie a Nassau, conquistate da Alfonso De Portago e da Phil Hill sulla 750 Monza e sulla 250 GT. L'anno dopo lo spagnolo, in coppia con Nelson, colse un importante successo al Tour de France, sempre sulla 250 GT. Vettura, questa che anche nel 1957 ha trovato portato numerose soddisfazioni a Maranello, con le vittorie a Monza per la Coppa Inter-Europa e per la Coppa Carri (al volante Luglio-Lualdi Gabardi) e con la vittoria del Tour de France (Gendebien-Bianchi). Ma è nel 1958 che la 250 GT ha avuto un dominio incontrastato: vittoria nella 12 Ore di Reims (Gendebien-Frère), vitotria nella Coppa Inter-Europa e nella Coppa Sant'Ambroeus a Monza (Tamarazzo-Lualdi Gabardi), vittoria nel Tour de France (Gendebien-Bianchi). Il monologo continuerà anche l'anno dopo, e le soddisfazioni dureranno fino al 1962, anno in cui la GTO si “incaricò” di continuare a tenere alto il nome del Cavallino Rampante, anche se gli impegni in questo tipo di gare si fecero sempre più sporadici fino a sfumare. Enzo Ferrari aveva deciso di impegnarsi ad alti livelli nella competizione che era stato il suo primo amore: la salita. L'impegno in queste gare durerà con straordinari successi fino alla fine degli anni '60. E dal 1974 in poi, la scuderia di Maranello decise di dedicarsi solo ed esclusivamente alla Formula 1.


 

 


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