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La Ferrari sullo schermo

Il Cavallino rampante tra cinema e tv


Frequentando le sale cinematografiche possiamo imparare molteplici usi di una Ferrari. A parte la scontata partecipazione a gare di corsa, contro avversari più o meno umani, la Rossa è stata sfruttata come ottimo elemento nella lotta al crimine. Negli anni ’80, senza una Ferrari, un delinquente che si definiva tale, almeno sullo schermo, non ti avrebbe considerato avversario degno di nota senza un'auto sufficientemente appariscente. E poi, chi non sognava di presentarsi sotto casa di una bella ragazza per sedurla a suon di chilometri percorsi? Un posto in sala, per la Ferrari c’è sempre.

 
 
 

Luogo naturale di una macchina da corsa è una pista, e partiamo proprio dal Grand Prix che Ives Montand prova a vincere nel 1966, sotto la direzione di John Frankenheimer (Ronin). Le corse, in realtà sono sei. A contendersele il già citato francese, con James Garner e Adolfo Celi a fare da avversari. La Ferrari è di Montand (“Come trovarsi dentro una bomba”), e il contorno non può essere affidato a belle donne (Eve Marie Saint). La regia si divertì a usare lo split screen (schermo diviso in riquadri) che poi non ebbe granché successo in futuro. Altro giro, altra corsa.

Ci sono Le 24 ore di Le Mans, di Lee Katzin con Steve McQueen, del 1971, in cui si prova a usare lo stesso registro: auto più donne (Elga Andersen). La Ferrari (modello 512) qui non è protagonista, ma avversaria dell’eroe, e la cosa non fu gradita dalla Casa, che rifiutò il prestito. Ostacolo aggirato con un noleggio da un concessionario. Pochissima fortuna anche per i modelli 250 in versione tdp 1957, GT SWB e eTr, ma si può sorvolare una volta scoperto che il vincitore è Herbie il maggiolino tutto matto (1969). Altra corsa fuori dal comune vede impegnate le automobiline Disney Pixar di Cars. La protagonista è una For GT40, Saetta McQueen, che partecipa alla Piston Cup. Niente Ferrari in gara. Ma una rossa, nel corso della storia, la incontriamo. Anche se a un certo un personaggio chiamato Ferrari fa la sua apparizione...

Uso non ortodosso, ma sicuramente efficace di una Ferrari, è quello di usarle per dare la caccia ai criminali. I serial tv Miami Vice, Magnum PI hanno trovato immaginario fertile su cui attecchire, mandando per le strade di Miami e Honolulu poliziotti come Don Johnson e Philip Michael Thomas in Florida e Tom Selleck nelle Hawaii. Sono gli anni ’80, e l’associazione carrozzeria-musica diventa un must. I due detective Sonny Crockett e Rico Tubbs di Miami Vice, per la produzione esecutiva di Michael Mann (regista di Heat, Collateral e la versione per il cinema di Miami Vice) si dilettano nella caccia ai cattivi prima su una Ferrari 365 GTS/4 finta, ricostruita su una Corvette, e poi su Testarossa 1984 vera. Thomas Sullivan Magnum, dal canto suo, si diletta a fare l’investigatore privato su di una Ferrari 308 modificata nel suo interno: Selleck, grande e grosso, in quella originale non ci entrava.

Torniamo al cinema, stavolta con Al Pacino. Quello di Scent of a woman (1992), cioè il cieco colonnello Frank Slade, burbero e cinico all’apparenza, che mette in apprensione lo sbarbatello Chris O’Donnell che gli fa balia, mentre è al volante di una Mondial T Cabriolet. Una scena tanto cruciale da meritare una locandina (con tanto di nome Ferrari letto al contrario).
La vita è dura per gli amanti della Ferrari che si siedono in sala. Oltre a vederla sconfitta da un Maggiolino o saltare in aria, devono anche sopportare film come Charlie’s Angels. Più che mai per vedere la loro prediletta, una 250 GT California Special del 1957, guidata da Cameron Diaz.

Altro colpo basso è il film del 1986 Una pazza giornata di vacanza, con Matthew Broderick: tre amici preferiscono assentarsi da scuola per godere di un’altra 250 GT (che però farà una brutta fine). Ma il basso valore artistico della pellicola è un po’ troppo…
Meglio consolarsi con Federico Fellini e il suo episodio di Tre passi nel delirio (1968), ispirato a tre racconti di Edgar Allan Poe. Nel suo Toby Dammit sfreccia su allucinate strade notturne a bordo di una Ferrari che è il suo compenso per partecipare a un western. L’auto, solo ispirata a una 250/GTO/64, vanta un bel marchio con il cavallino sul volante.

Ferrari tanto forte da meritare il titolo, almeno nella versione francese (L’homme à la Ferrari) di Il tigre, con Vittorio Gassman (1967). Gassman, sentendosi un Peter Pan (anche se a quell’epoca non lo si definiva così), prova a sedurre un’amica della giovane figlia, l’altrettanto giovane Ann Margret, ovvero il sogno erotico del maschio degli anni ’60. Gassman prova a usare la 400 SA coupé grigio metallizzato, prima di ricordarsi di essere in un periodo in cui si celebrano i valori della famiglia, e torna dalla moglie.

Insomma, Ferrari che escono da tutti gli schermi. Manca un particolare? E il loro papà? Enzo Ferrari ha avuto solo una pellicola a lui dedicata nella lunga storia del cinema. Si tratta di Ferrari, fiction tv del 2003, mandata in onda dalla Rai in due puntate. Regista, Carlo Carlei. La faccia di Ferrari è rimodellata su quella di Sergio Castellitto. Fulcro del film non è però la costruzione di auto, né la partecipazione a corse, ma la vita e i sentimenti dell’uomo Ferrari, come da tradizione delle fiction italiane.

 

 

 

 

 


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