| Carta d'identità | ARRIGO SACCHI | |||||||||||||||||||||
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Secondo il Times Arrigo Sacchi è l’allenatore italiano migliore di tutti i tempi, undicesimo in assoluto a livello mondiale. Secondo il World Soccer il suo Milan del 1989 è la più forte squadra di club di tutti i tempi.
Il tecnico di Fusignano, che a calcio non ha mai giocato, arriva a Milano nel 1987. In Coppa Italia aveva impressionato il neopresidente Berlusconi. Con il suo Parma di Serie B aveva messo in imbarazzo ed eliminato dalla Coppa il Milan di Liedholm. Al calcio tradizionale, fatto di rigide marcature a uomo, con il solo portatore di palla condannato a cercare l’uomo libero, contrappone un rivoluzionario 4-4-2. Riveduto e corretto è il calcio totale dell’Olanda di Crujff: pressing asfissiante, ripartenze fulminati, copertura degli spazi e movimenti senza palla. Una squadra che imposta e impone il gioco, aggredisce l’avversario e lo obbliga a sottostare al proprio ritmo.
Il giovane Arrigo, figlio di un produttore di scarpe, inizia a predicare calcio e schemi tra i dilettanti del Fusignano, dell’Alfonsine e del Bellaria. Dopo tanta gavetta diventa professionista nel 1982 insieme a Zeman e arriva a Parma nell’85.
Approdato al Milan, vince subito lo Scudetto nell’88, una Supercoppa italiana nell’89, due Coppe Campioni, due Intercontinentali e due Supercoppe europee nell’89 e nel ’90. Memorabile il tricolore del 1988. I rossoneri, penalizzati da un serio e lungo infortunio a Van Basten, riescono a superare il Napoli di Maradona e Careca. Dopo un girone di ritorno esaltante, arrivano allo scontro diretto del San Paolo con un solo punto di distacco e sconfiggono i partenopei per 3-2 in una partita leggendaria.
Nel 1991 Sacchi diventa commissario tecnico della Nazionale. I Mondiali del 1994 iniziano sotto tono, ma poi gli azzurri regolano 2 a 1 nell’ordine Nigeria, Spagna e Bulgaria. In finale arrivano, però, senza Tassotti e Costacurta e con Baresi e Baggio acciaccati. I tempi regolamentari finiscono 0 a 0. L’Italia perde la Coppa ai calci di rigore.
Gli Europei del ’96 non sono altrettanto esaltanti e Sacchi si fa da parte per tornare al Milan. E' un ritorno senza gloria. Così come l’avventura a Madrid nel 1998, sponda Atletico e il ritorno a Parma, lungo appena tre giornate di campionato. Lo stress è stato l’unico avversario che il mago di Fusignano non riesce a sconfiggere.
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